18 May 2022

Transnistria, la repubblica che non c’è ha un arsenale che fa paura

Stalin ci fece costruire fabbriche di armi che sono ancora attive, a disposizione della Russia.

Le forze russe di Vladimir Putin si starebbero spostando in Transnistria, al confine tra Ucraina e Moldavia. In quel territorio, la 14ª Armata Russa è presente dal 1992, anno della proclamazione di indipendenza del Paese dopo una breve e sanguinosa guerra. La Transnistria non è mai stata riconosciuta da nessuno Stato.

La Transnistria è una striscia di terra di circa quattro mila chilometri quadrati, al confine tra Ucraina e Moldavia, dalla quale la divide il fiume Dnestr. Ha una popolazione di circa 550 mila abitanti. Si è proclamata repubblica indipendente nel 1992, con il nome di Repubblica Moldava di Pridniestrov, dopo una breve e sanguinosa guerra che ha visto coinvolte le truppe moldave, russe, ma anche ucraine. La guerra venne risolta con l’aiuto della 14ª Armata Russa, che da lì non se ne è mai andata, nonostante le richieste dell’Occidente. Che fosse nelle mire di Putin si sospettava già da tempo, tramite la cartina svelata dal suo alleato, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko. La Transnistria potrebbe rappresentare un ponte per raggiungere la città di Odessa e il Mar Nero e un’ulteriore zona cuscinetto con l’Europa.

Le fabbriche di armi di Stalin

La Transnistria, unico Paese al mondo ad avere la falce e il martello sulla bandiera, venne scelto come territorio per l’installazione di fabbriche di armi da Stalin. Durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti, Stalin si trovò a corto di munizioni contro le truppe naziste e decise di far costruire lì numerosi impianti per rifornire l’Armata Rossa. Queste fabbriche sono ancora presenti e rappresentano una risorsa per la Russia. Si tratta di munizioni di armi leggere come fucili, mitragliatrice e kalashnikov ma anche lanciarazzi e mortai. Lo scrittore Nicolai Lilin, l’autore di Educazione siberiana ormai italianizzato, è nato in Transnistria, a Bender, a pochi chilometri dalla capitale Trispol, e racconta che c’è anche di più. “Durante l’Unione Sovietica venivano conservate 250 testate nucleari – ha detto in una diretta Facebook – . Alcuni di queste erano mantenute in fase attiva, ovvero già montate su un missile e pronte a partire. Ce ne erano anche puntate sull’Italia. Adesso sono di meno, ma tutte le armi sono immagazzinate e tenute in modo che, se arriva una segnalazione, possono essere subito caricate su aerei e treni e spedite ovunque”. E a chiamare può essere solo la Russia. “Abbiamo anche valigette nucleari, ordigni a forma di valigetta che possono essere lasciati da qualche parte e poi esplodono, anche se con meno forza delle testate nucleari” aggiunge Lilin che è riservista dell’esercito della Transnistria ma che, grazie al fatto che risiede in Italia, è esentato dall’andare a combattere.

La Guerra di Transnistria del 1992

Con la fine dell’Unione Sovietica, la Transnistria faceva gola a molti, proprio per la sua riserva d’armi. La Moldavia guardava con interesse all’Europa, ma i transnistriani, essendo di mentalità russa, non volevano diventare un territorio della Nato. Venne quindi indetto un referendum popolare in cui oltre il 90% degli elettori votò per la secessione dalla Moldavia. La Transnistria si autoproclamò Repubblica Sovietica Pridnestrova di Moldavia, sperando di essere riconosciuta dall’Urss, che però si stava sbriciolando. Dopo due anni di tensioni con la Moldavia, cui appartiene, il primo marzo del 1992 iniziò una breve ma sanguinosa guerra che terminò il 21 luglio dello stesso anno. Un ruolo determinante lo ebbe la 14ª Armata Russa, intervenuta come peacekeeper ma di fatto protagonista della guerra. La Transnistria si autoproclamò Repubblica Moldava di Pridniestrov e da allora ha un suo esercito e una sua valuta, il rublo transinistriano, le cui monete sono fatte di plastica, simili a quelle dei casinò. Nessuno Stato l’ha mai riconosciuta, subisce quindi un embargo economico da trent’anni, i suoi cittadini sono obbligati a prendere passaporti moldavi o russi ed è meta di trafficanti d’armi. 

“La 14ª armata ha diviso le due fazioni in guerra” racconta ancora Nicolai Lilin – “ha spostato i moldavi oltre il confine della Transnistria, ma anche ucciso chi, tra i nostri, non voleva deporre le armi e restare disarmato. Mi ricordo che i militari giravano di casa in casa alla ricerca di armi. L’orto di casa mia veniva bagnato con la benzina perché era pieno. Lo scoprirono, ma molte armi sono rimaste con noi. Avevo 12 anni e da allora vivo con il pensiero che un conflitto possa scoppiare da un momento all’altro. Non solo io, ma tutti i transnistriani. È la mentalità indottrinata dal pensiero russo. Quando succede qualcosa a livello internazionale, tutti si preparano e dormono con il kalashnikov sotto al letto. Noi speriamo che i politici si mettano d’accordo, il popolo moldavo e quello transnistriano sono fratelli”.

Il missile sull’Ucraina

Nicolai Lilin racconta di un fatto poco conosciuto, ovvero dell’intervento ucraino durante la Guerra di Transnistria. “Quando l’esercito moldavo ha iniziato a muoversi verso la Transnistria, l’Ucraina ha cercato di colpirci da Odessa. Gli ucraini hanno provato ad entrare e distruggere l’unica centrale elettrica, ma di fronte si sono trovati un’organizzazione militare molto preparata, una divisione motorizzata che durante l’Urss era impiegata nella protezione dei missili nucleari. Erano dei professionisti e hanno demolito l’esercito ucraino. Non essendo riuscita ad occuparla, l’Ucraina ha cercato di bombardarla, ma i missili sono stati abbattuti. È successo durante i primi giorni di guerra. Non se ne parla perché è stato messo nel dimenticatoio da parte di entrambi. L’Ucraina perché ha provocato, noi perché comunque abbiamo lanciato un missile nel loro territorio”.

Il referendum del 2006

Nel 2006 la Transnistria ha indetto un altro referendum, con due domande. La prima chiedeva se approvassero la possibilità di rinunciare all’indipendenza e integrarsi con la Moldavia. La seconda chiedeva se approvassero l’indipendenza nell’ottica di una futura annessione alla Russia. Gli Usa, che avevano già chiesto il ritiro delle truppe russe, si dissero turbati, secondo i rapporti dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. “Questo referendum non può essere preso sul serio o trattato come un voto legittimo; nessuno stato riconosce le cosiddette autorità della Transnistria. Invitiamo la Federazione Russa a dichiarare pubblicamente, come abbiamo fatto noi, che sostiene l’integrità territoriale della Moldavia e che non riconosce la validità del referendum” chiesero gli americani. La Russia, tuttavia, disse che il referendum si era svolto in maniera lecita. Il 98% della popolazione si era detta favorevole al secondo quesito. I negoziati, sotto la guida dell’OSCE, vanno avanti a fasi alterne da allora. Gli Stati Uniti e l’Europa hanno sempre spinto per “una risoluzione pacifica e sostenibile in Transnistria sulla base della sovranità e dell’integrità territoriale della Repubblica di Moldova, con uno status speciale per la Transnistria che garantisca pienamente i diritti umani, politici, economici e sociali della sua popolazione”. Le truppe russe sono sempre rimaste lì. E la Transnistria nel 2014, dopo l’annessione della Crimea, ha chiesto di unirsi alla Federazione Russa.