1 Ottobre 2022

La digitalizzazione delle Piccole e medie imprese è un’opportunità di sviluppo, ma l’Italia è in ritardo

Secondo il rapporto The European House-Ambrosoli per Meta, se il numero delle Pmi che utilizzano i social network dovesse crescere del 77%, l’economia italiana potrebbe godere di 10,2 miliardi di profitti aggiuntivi e 208.000 posti di lavoro

Il livello di digitalizzazione e di interazione con i clienti delle Pmi italiane però è basso. In Europa siamo al 18° posto su 27

La digitalizzazione delle Piccole e medie imprese italiane potrebbe dare un notevole beneficio all’economia italiana. Ma il ritardo nello sviluppo delle infrastrutture di rete e delle competenze digitali nelle imprese frena lo sviluppo di un settore che, se dovesse veder crescere del 77% la quota di Pmi che utilizzano i social network, potrebbe portare all’economia italiana 10,2 miliardi di euro di profitti aggiuntivi e 208.000 posti di lavoro. Lo ha affermato un rapporto di The European House – Ambrosetti realizzato per Meta, la società madre di Facebook, Instagram e Whatsapp, presentato durante la tavola rotonda: “Il contributo dei social network e dei canali digital per la crescita e la digitalizzazione delle Pmi italiane‘, che si è tenuta a Roma lo scorso 24 giugno.

I dati

 Lo studio è stato condotto su un campione di 30 piccole e medie imprese italiane che hanno usato i canali digitali per il proprio business. I risultati mostrano come ne abbiano tratto giovamento. I ricavi sono aumentati del 20%, la clientela è cresciuta del 30%, i follower del 40%. Anche le visite presso i negozi fisici hanno subito un incremento, quantificato nel 50%.

Nonostante i benefici delle tecnologie della comunicazione sull’economia rilevati dalla ricerca, l’Italia è rimasta indietro alle altre nazioni europee nel settore. Lo studio Ambrosetti ha evidenziato come secondo il Digital Index Pmi, il livello di digitalizzazione e di interazione digitale con i clienti delle Piccole e medie imprese italiane è tale da porle solamente al diciottesimo posto nell’Ue a 27 membri.

Lo sviluppo delle competenze digitali poi è ancora peggiore e pone il paese più in basso al ventunesimo posto. Secondo Ambrosetti solo il 15% delle Pmi tricolori è in grado di fornire una formazione digitale ai propri dipendenti contro una media Ue del 18%. Un avanzamento in classifica potrebbe giovare all’economia dello stivale. La ricerca ha rilevato che se l’Italia raggiungesse i valori di Svezia, Finlandia e Danimarca, i tre paesi in testa alla classifica della digitalizzazione delle Pmi, potrebbe aumentare fino al 9,2% la produttività del lavoro nelle Piccole e medie imprese e generare fino a 24,8 miliardi di euro aggiuntivi di contributo al Pil.

Dove l’Italia eccelle rispetto alla media europea

Secondo lo studio l’Italia ha registrato risultati migliori della media europea nella digitalizzazione del business e nell’adozione di tecnologie digitali. In entrambi i casi lo stivale è al settimo posto nella classifica europea. Nello specifico è grazie a strumenti come la fattura elettronica, e i servizi Cloud, che il bel paese ha raggiunto un posto così alto in classifica. Le piccole e medie imprese italiane infine, sono all’ottavo posto per l’accelerazione della digitalizzazione negli ultimi 5 anni.

L’importanza di un aggiornamento delle competenze digitali delle Pmi è tanto più importante se si considera la dimensione del tessuto produttivo italiano. Secondo il rapporto le piccole e medie imprese producano un fatturato di 2.834 miliardi di euro, che corrisponde al 42% del totale registrato dalle imprese italiane. E generano il 41% del PIL italiano, il 35% degli investimenti e il 48% dell’export totale.

Marco Orlando