Energia: Biden incalza le compagnie petrolifere, alzate produzione interna

Gli Stati Uniti si avvicinano alle fondamentali elezioni di medio termine che, tradizionalmente, puniscono il partito del presidente. E’ accaduto quasi sempre e anche questa volta le premesse sono le stesse, con gli americani che contestano le politiche economiche di Joe Biden, che paga comunque colpe che non sono solo sue, dopo l’esplodere della crisi energetica a causa della guerra in Ucraina. Biden, politico di vecchissima data, sa bene che l’elettorato guarda soprattutto alla propria tasca e l’inflazione, con l’aumento dei prezzi dei carburanti (anche se da qualche giorno stanno scendendo), sta modificando le abitudini quotidiane. Anche se in estate la benzina, in molte aree del Paese considerate ad alto reddito pro capite,  ha superato il tetto psicologico dei cinque dollari a gallone (corrispondente a 4,78 litri) , ancora oggi i prezzi, sebbene in discesa, sono una forte preoccupazione per gli americani, arrabbiati equamente con i politici e con le società petrolifere che stanno macinando utili da record, scaricando sul consumatore finale gli aumenti, introitando sempre e comunque la differenza sul prezzo all’origine. In questo contesto arriva oggi la notizia che Biden – sempre molto critico con i giganti del settore – annuncia il rilascio di 15 milioni di barili di petrolio dalla riserva strategica, dopo che di recente l’organizzazione mondiale dei produttori nel formato allargato Opec + (quindi anche con la Russia) ha deciso di tagliare la produzione, quando lo stesso presidente americano, nel recente viaggio nella regione del Golfo, aveva sollecitato – soprattutto all’Arabia Saudita – ad esportare ulteriori milioni di barili di greggio. I 15 milioni di barili fanno parte dello stock da 180 milioni della riserva di cui Biden aveva annunciato il rilascio, che ora avrà anche tempi più brevi, per evitare che eventuali carenze o rincari dei prezzi alla pompa esacerbino gli americani. La decisione del presidente ha però portato la riserva strategica al livello più basso dal 1984. Ma, secondo l’Amministrazione, è una misura “ponte” fino a quando la produzione interna non sarà aumentata, cosa che ha chiesto alle compagnie, che sembrano però nicchiare. Oggi, secondo le ultime stime, la riserva strategica contiene circa 400 milioni di barili di petrolio. L’impressione che gli analisti colgono, nelle scelte di Biden, è che nell’immediato futuro possano essere decisi ulteriori rilasci nel tentativo di mantenere bassi i prezzi per il prossimo inverno. Ma la riserva deve essere reintegrata ed è quindi possibile che lo sarà,  ma solo quando i prezzi del petrolio saranno compresi tra  i 67 e 72 al barile. Una soglia di oscillazione che dovrebbe sostenere la produzione interna garantendo un livello di base della domanda. Ma, tra un annuncio e l’altro, Biden non perderà l’occasione di rinnovare le sue critiche alle compagnie petrolifere che accumulano profitti ingentissimi, a danno esclusivo dei consumatori. Biden deve ancora affrontare venti contrari politici a causa dei prezzi della benzina, leggermente in calo rispetto alla scorsa settimana, ma in aumento se si guarda al mese scorso. Tornando alle elezioni di mid term, secondo una ricerca indipendente,  due Stati che potrebbero decidere il controllo del Senato oggi equamente diviso – Nevada e Pennsylvania – sono sensibili ai prezzi dell’energia. Il governo degli Stati Uniti la scorsa settimana ha rivisto al ribasso le sue previsioni, affermando che le imprese nazionali produrranno 270.000 barili in meno al giorno nel 2023 rispetto a quanto previsto a settembre. La produzione mondiale sarebbe di 600.000 barili al giorno in meno rispetto alle previsioni di settembre.