Chi sarà il prossimo? E’ questo l’interrogativo che i britannici (sia i conservatori che i laburisti) si pongono dopo il caos causato nel suo brevissimo, quanto deleterio periodo trascorso a Downing Street, dalle dimissioni del primo ministro Liz Truss. Mentre in casa Tory ci si interroga su chi possa essere il grado di raccogliere la pesantissima eredità politica, ma anche economica della premier dimissionaria, chiunque le succederà dovrà affrontare un lungo elenco di problemi, che hanno portato ad un graduale distacco della gente dalla classe politica. L’inflazione vertiginosa, l’aumento dei tassi di interesse, gli scioperi, le ripercussioni della guerra in Ucraina (tacendo del servizio sanitario nazionale letteralmente disastroso, a detta di tutti) sono solo alcune delle questioni che la Gran Bretagna deve affrontare. Ma, nell’immediato, il problema più grosso è quella che gli analisti definiscono la necessità di ripristinare la perduta credibilità economica, dopo che i piani di taglio delle tasse varato da Truss – e poi revocato – hanno spaventato i mercati globali, trascinando al ribasso la sterlina. Da qui a una settimana i conservatori dovranno ultimare le procedure per eleggere il nuovo leader del partito che, di conseguenza, sarà nominato primo ministro, secondo il sistema parlamentare britannico. I candidati alla leadership – il cui iter di nomina è stato abbreviato per ottenere un risultato più rapido – saranno scelti dai 357 parlamentari conservatori , che alla fine restringeranno le candidature a due soli nomi. Quindi tutto passerà nelle mani dei circa 175.000 membri del Partito conservatore in tutto il Regno Unito, sceglieranno il futuro premier con una votazione online. Nelle ultime ore ha preso consistenza la candidatura di Boris Johnson, ad appena tre mesi dalle sue dimissioni, ma oggi sostenuto da un numero significativo e crescente di conservatori. Tra essi tre ministri uscenti: Jacob Rees-Mogg, Simon Clarke e Ben Wallace. Johnson rimane popolare tra parlamentari e attivisti conservatori, per aver guidato la campagna sulla Brexit e poi aver ottenuto una maggioranza di 80 seggi alle elezioni generali del 2019, comprese molte aree in cui tradizionalmente domina il partito laburista di opposizione di sinistra. Con i laburisti che ora salgono alle stelle nei sondaggi e i conservatori che stanno crollando, il fascino di Johnson si basa in gran parte sull’idea di essere l’unica persona che può ripristinare le fortune del partito. Ma certo non possono essere dimenticate le circostanze che lo hanno portato alle dimissioni. Peraltro, Johnson è ancora sotto indagine parlamentare per un presunto mendacio in relazione alle feste che lui e il suo staff hanno tenuto infrangendo le regole anti-Covid. Un altro candidato forte è certamente l’ex ministro delle Finanze del governo Johnson Rishi Sunak, che secondo gli esperti e i bookmaker sarebbe il favorito. Sconfitto da Liz Truss nell’ultima competizione per aggiudicarsi la leadership conservatrice, Sunak oggi, per i suoi sostenitori, è la scelta migliore per rafforzare la credibilità del Paese e stabilizzare la sua economia in bilico. La sua popolarità ha avuto una battuta d’arresto in aprile quando si è scoperto che sua moglie stava risparmiando milioni di tasse grazie al suo status di non domiciliata, il che significa che era trattata come residente all’estero per motivi fiscali. La moglie ha subito revocato il suo status privilegiato fiscalmente, ma l’emergere della vicenda ha portato alla luce l’enorme ricchezza della coppia, argomento perenne di discussione in un Paese ossessionato dalla classe sociale e dallo status. Nella corsa alla leadership parte da outsider Penny Mordaunt, che ha fatto più volte parte dei precedenti governi. Sostenitrice della Brexit, Penny Mordaunt è considerata una voce più moderata di molti altri fautori dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. E’ attualmente il leader della Camera dei Comuni ed è arrivato terza nella corsa per sostituire Johnson durante l’estate. E’ stata la prima a lanciare ufficialmente la sua candidatura. “Sono stata incoraggiata dal sostegno dei colleghi che vogliono un nuovo inizio, un partito unito e una leadership nell’interesse nazionale”, ha detto in un tweet. I suoi sostenitori la stanno proponendo come candidata all’unità: qualcuno che può stabilizzare la nave senza lotte intestine o problemi ideologici. Tra i possibili candidati c’è anche il dimissionario ministro degli Interni, Suella Braverman, che ha abbandonato il governo appena la sera prima dell’uscita di scena di Liz Truss. Braverman fa parte dell’ala destra intransigente del partito, con posizioni molto nette contro l’immigrazione clandestina. Ha anche detto che il suo “sogno” era vedere un aereo pieno di migranti partire dalla Gran Bretagna per il Ruanda, il Paese africano con cui Johnson ha stipulato un accordo per accogliere i richiedenti asilo espulsi dal Regno Unito.













