giovedì2 Febbraio 2023
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Canada: sale il malcontento verso la ‘greedflation’

Il fenomeno dell’inflazione continua a pressare le economie di tutto il mondo e la situazione si sta facendo particolarmente tesa...

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Il fenomeno dell’inflazione continua a pressare le economie di tutto il mondo e la situazione si sta facendo particolarmente tesa in Canada. Non soltanto per le ovvie difficoltà dovute al rincaro dei beni, ma anche per il comportamento dei negozianti che, secondo molti cittadini, starebbero approfittando dell’aumento inflazionistico per alzare i prezzi arbitrariamente.  Questo fenomeno, conosciuto come “greedflation” (unione del termine “greed”, che vuol dire “avarizia” e “Inflation”) è al centro delle critiche dei canadesi, specialmente negli ultimi mesi in cui si è visto un rallentamento della crescita dell’inflazione con i prezzi dei beni alimentari che però hanno raggiunto il massimo degli ultimi 41 anni. Il tutto mentre grandi aziende stanno registrando incassi da record.                                                                                            Tensione che sale e che ha raggiunto anche le sfere politiche: diversi membri del Parlamento infatti hanno accusato le catene di vendita, preoccupati dai dati diffusi dagli analisti. I prezzi del cibo a settembre in Canada si sono alzati dell’11,5% con un aumento dell’inflazione di “solamente” il 6,9%.  Un problema non solamente del Canada, date le circostanze eccezionali della situazione mondiale (rialzo della domanda durante la pandemia che ha tagliato le scorte più le difficoltà legate alla guerra in Ucraina e al rincaro energetico). I negozianti però non ci stanno: il CEO della catena Loblaw ha annunciato il blocco dei prezzi per i prossimi tre mesi con una mail inviata lo scorso 17 ottobre. Mossa pubblicitaria o gesto concreto? In tanti hanno dei dubbi, come il parlamentare democratico Alistair MacGregor che sottolinea come questa iniziativa è “solo la prova che il CEO avrebbe potuto bloccare i prezzi quando voleva. C’è un obbligo morale per le aziende di cambiare le loro pratiche di business”. Un sentimento condiviso dai canadesi e provato da un sondaggio di agosto secondo cui il 78% ritiene i negozianti colpevoli di questa situazione.

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