giovedì2 Febbraio 2023
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Cina: le nuove misure del governo ridanno fiato al settore immobiliare

Lo sforzo che le autorità cinesi stanno dispiegando, per aiutare il settore immobiliare – uno dei pilastri dell’economia – a...

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Lo sforzo che le autorità cinesi stanno dispiegando, per aiutare il settore immobiliare – uno dei pilastri dell’economia – a uscire dalla crisi che lo assedia da mesi, hanno cominciato ad  avere effetti positivi. E’ bastato che il governo ufficializzasse l’adozione di nuove misure di sostegno al settore per rianimare un comparto le cui vicende hanno pesato in modo determinante sull’economia. Ieri, all’annuncio del piano del governo, le azioni del più grande sviluppatore immobiliare cinese, Country Garden, sono aumentate fino al 52% alla borsa di Hong Kong. Il piano (che viene interpretato come un segnale che è terminato il giro di vite sul settore, durato oltre due anni) si articola in 16 punti.  Le misure chiave includono la possibilità per e banche di estendere i prestiti in scadenza agli sviluppatori, sostenere le vendite di proprietà riducendo l’entità degli acconti e tagliando i tassi dei mutui, potenziando altri canali di finanziamento (come le emissioni obbligazionarie) e garantendo la consegna di case pre-vendute agli acquirenti. Si è quindi trattato di un ”invito” del governo alle banche affinché si impegnino per sostenere il settore immobiliare. Secondo le stime di un analista, il pacchetto di misure, insieme ad altre politiche annunciate all’inizio dell’anno, si tradurrebbe in una iniezione di denaro fresco nel settore immobiliare, stimato nell’equivalente di oltre 140 miliardi di dollari. Ieri, alla borsa di Hong Kong, le azioni degli sviluppatori immobiliari cinesi sono aumentate in media dell’11%. In particolare, Longfor Properties, un altro importante sviluppatore, è balzato del 17%, mentre le azioni di Dexin China, con sede ad a Hangzhou, sono salite alle stelle del 151%. Le misure adottate dal governo sono, quindi, una netta inversione di tendenza rispetto al rigore con il quale si era cercato, a partire dall’agosto del 2020, di frenare l’eccessivo indebitamento da parte degli sviluppatori per arginare il crollo del prezzo delle case. Poi, lo scorso anno, Evergrande, il secondo più grande sviluppatore della nazione, è andato in default sul suo debito. E con Evergrande altre società del settore sono andate in crisi, cercando protezione dai propri creditori. La mancanza di liquidità ha comportato il ritardo o la sospensione dei lavori su molti progetti abitativi venduti sulla carta in tutto il Paese. Ma, ad imprimere una accelerazione alla crisi (e quindi spingere il governo ad agire) è stato, la scorsa estate, la rivolta degli acquirenti di case non consegnate arrabbiati che si sono rifiutati di pagare i mutui, agitando i mercati finanziari e scatenando timori di contagio. Gli ultimi dati hanno confermato la crisi: a ottobre, le vendite dei 100 maggiori sviluppatori immobiliari sono diminuite del 26,5% rispetto a un anno fa. Ben più ampio il calo delle vendite nel 2022, stimato in – 43%.

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