domenica29 Gennaio 2023
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Reddito di cittadinanza: il dibattito divide il Paese

La crisi che, da anni ormai, quindi già da prima che sul mondo si abbattesse il flagello del Covid-19, coinvolge...

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La crisi che, da anni ormai, quindi già da prima che sul mondo si abbattesse il flagello del Covid-19, coinvolge l’Italia sta creando ulteriori milioni di nuovi poveri. Persone che, non trovando più collocazione nel mondo del lavoro che le ha espulse perché a sua volta in difficoltà,  non sanno come andare avanti. Questa premessa è necessaria per spiegare come il dibattito sul reddito di cittadinanza (lo strumento di aiuto finanziario fortemente voluto dai Cinque Stelle, ai tempi del primo governo guidato da Giuseppe Conte) stia montando. Perché se da un lato la maggioranza di governo ha fatto la sua campagna elettorale dicendo che avrebbe cancellato il reddito di cittadinanza come uno dei primi suoi atti, dall’altro c’è la consapevolezza che il Rdc è diventato l’unico sostentamento per centinaia di migliaia di famiglie che, senza di esso, non riuscirebbero a vivere con dignità. Ma il problema non è solo politico. Perché la maggioranza di centrodestra ha sempre visto il Reddito di cittadinanza come un sussidio elargito con una legge dalle maglie troppo larghe per consentire controlli efficaci contro le illegalità. In effetti, quel che prevede l’originaria versione  del Rdc concede ai destinatari troppe possibilità di rifiutare le proposte di lavoro, consentendo loro – questa la principale accusa – di godere del beneficio e magari racimolare dei soldi in nero con lavori irregolari.

Ma la continua scoperta di casi di redditi percepiti senza titolo può giustificare la cancellazione del Rdc?

E’ questo il punto cruciale del dibattito perché se ha una giustificazione rivedere il reddito di cittadinanza nella sua attuale formulazione, cancellare completamente l’unico mezzo di sostentamento per milioni di famiglie rischia di innescare reazioni sociali difficilmente ipotizzabili. Non nel senso ”caro” ai Cinque Stelle, che hanno fatto velate allusioni a possibili proteste di piazza contro l’abolizione del beneficio,  quanto perché lo Stato non può abbandonare per strada i suoi figli più deboli e, quindi, più esposti a sostituire la sua funzione di sostegno e garanzia magari rivolgendosi alla criminalità organizzata.

Se c’è chi lucra o ha lucrato sul reddito di cittadinanza va stanato e perseguito, ma lo Stato deve anche stare a chi non ce la fa a tirare avanti. Ma è forse il momento di dire che il tempo dei sussidi indiscriminati deve finire perché non è certo così che si incentivano le occasioni di lavoro.

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