martedì31 Gennaio 2023
NEWS > 8 Dicembre
DUEMILA22

Perù: in tre ore Castillo tenta un golpe, viene destituito e poi arrestato

E’ stato un ”golpe” da operetta quello che ha cercato di attuare il presidente peruviano Pedro Castillo che, in appena...

IN QUESTO ARTICOLO

E’ stato un ”golpe” da operetta quello che ha cercato di attuare il presidente peruviano Pedro Castillo che, in appena tre ore, ha prima decretato lo scioglimento del Congresso (il parlamento del Paese sudamericano) per poi essere sostituito dal suo vice e quindi arrestato. E’ stato il tumultuoso epilogo di una presidenza durata 17 mesi in un clima infuocato. Castillo, ex insegnante di scuola e con posizioni politiche di sinistra, nel giugno del 2021 vinse il ballottaggio per soli 44.000 voti , diventando il sesto presidente in sei anni.  Ieri sera, dopo una giornata di dramma politico, i pubblici ministeri hanno annunciato che Castillo era stato arresto con l’accusa di ribellione. Fin dall’inizio, la presidenza di Castillo sembrava destinata a essere di breve durata, perché si è insediato con un livello di sostegno popolare molto basso, senza un partito politico di riferimento, con difficoltà a formare un governo (peraltro con continui rimpasti) .  Insegnante di una scuola rurale proveniente da un distretto povero delle Ande, Castillo era considerato un chiaro sfavorito quando si è unito alla corsa per sostituire il presidente Francisco Sagasti, nominato dal Congresso nel novembre 2020.                                                                     Castillo aveva condotto una campagna sulla promessa di nazionalizzare l’industria mineraria chiave del Perù e riscrivere la Costituzione, ottenendo sostegno nelle aree rurali del Paese. Ma, dopo essere entrato in carica nel luglio 2021, Castillo si è trovato di fronte a forti contestazioni per le persone scelte per fare parte del suo gabinetto, alcune delle quali sono state accusate di illeciti.  Il primo tentativo di mettere sotto accusa Castillo è avvenuto lo scorso dicembre. All’epoca, un gruppo relativamente ristretto di parlamentari dell’opposizione ha citato un’indagine dei pubblici ministeri sul finanziamento illecito del partito di governo. Per rimuovere il presidente è necessario che i due terzi dei 130 legislatori votino a favore. Solo 46 hanno votato a favore. Il Congresso ha tentato nuovamente di mettere sotto accusa Castillo a marzo per ”incapacità morale permanente”, un termine incorporato nella legge costituzionale peruviana che secondo gli esperti manca di una definizione oggettiva e che il Congresso ha usato più di una mezza dozzina di volte dal 2017 per cercare di rimuovere i presidenti. Il tentativo è fallito, questa volta con soli 55 voti a favore, con Castillo che si è difeso, sostenendo di non aver fatto nulla di male. Ieri si stava preparando per un terzo voto di impeachment, spingendo Castillo ad agire, nel timore che questa volta ci sarebbero stati i voti per destituirlo.                                                                                                     Poco prima di mezzogiorno di ieri, Castillo è andato alla televisione pubblica, annunciando lo scioglimento del Congresso, elezioni anticipate e la redazione di una nuova costituzione. Dopo l’annuncio, vari membri del suo gabinetto si sono dimessi immediatamente e lo stesso vicepresidente Dina Boluarte ha condannato la decisione. La Corte Suprema, il Tribunale costituzionale e il difensore civico nazionale hanno respinto l’iniziativa di Castillo, bollandola come un tentativo di colpo di stato. Dopo essere stato fermato (pare mentre, insieme alla famiglia, stava cercando di raggiungere in auto un’ambasciata, dove chiedere asilo), Castillo è stato portato dal palazzo presidenziale, attraverso il centro storico di Lima, a una stazione di polizia. Ore dopo i pubblici ministeri hanno annunciato che Castillo era stato arrestato con l’accusa di ribellione. Dopo sole due ore dal suo annuncio, i parlamentari che avevano ignorato il decreto di Castillo hanno votato per rimuoverlo. Con 101 favorevoli, 6 contrari e 10 astenuti. Alle 15:00, Dina Boluarte, un avvocato di 60 anni, originariamente vicina a posizioni marxiste, ha prestato giuramento come prima donna presidente del Perù, anticipando che la sua prima mossa sarà quella di affrontare la piaga della corruzione del governo.                                                                                            ”C’è stato un tentativo di golpe… che non ha trovato eco nelle istituzioni, né nelle strade”, ha detto Boluarte, chiedendo una ”tregua politica”  per insediare un governo di unità nazionale. ”Quello che chiedo –  ha detto il neopresidente – è uno spazio, il tempo per salvare il Paese”, ha detto, consapevole del fatto che, come Castillo, ha assunto la carica senza avere un partito che la sostenga ufficialmente.

CONDIVIDI

Leggi Anche