martedì31 Gennaio 2023
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Qatar 2022: Argentina pigliatutto nel segno di Lionel Messi

L’Argentina è in festa per la conquista della Coppa del Mondo di calcio, dopo una finale che ha dovuto fare...

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L’Argentina è in festa per la conquista della Coppa del Mondo di calcio, dopo una finale che ha dovuto fare ricorso ai rigori per sapere chi fosse la squadra più meritevole del trofeo. Alla fine l’Albi-celeste ha vinto e lo ha fatto con merito, anche se la Francia ha recriminare, non per il risultato quanto per avere inspiegabilmente ceduto per troppo tempo l’iniziativa agli avversari, che però hanno anch’essi qualcosa su cui riflettere, per le scelte dell’allenatore Lionel Scaloni apparse troppo conservative, se non timorose. Protagonista della vittoria argentina è stato Messi, anche se non ha fatto tutto da solo, come faceva in altri tempi il ”10” per eccellenza, Diego Armando Maradona.                                                                    Messi ha avuto bisogno di comprimari di alto livello, che lo hanno supportato nell’impresa di vincere, finalmente, la tanto desiderata Coppa. Lionel Messi ha vinto grazie ad ottimo (quanto maleducato, come ha confermato la volgarità del gesto fatto utilizzando in modo osceno il trofeo attribuitogli come migliore portiere del torneo) Emiliano Martinez, capace di sporcare proprio durante la cerimonia di premiazione una partita eccellente. E Messi ha vinto anche grazie ad una classe operaia che si è messa al suo servizio, come un commovente Rodrigo De Paul, che ha finito ogni partita letteralmente stremato, e come un inaspettato protagonista, come Enzo Fernandez, giovanissimo eppure capace di tenere il campo con l’autorevolezza di un veterano. E poi, sin quando il fisico glielo ha consentito, Angel Di Maria, e l’implacabile centrale Cristian Romero, e tutti gli altri.                                                                                Insomma, si è trattata di una vittoria corale che ha avuto certamente il suo tenore, che però non ha sovrastato tutti con i suoi acuti, mettendosi umilmente al servizio della squadra.  Di fronte l’Argentina ha avuto una Francia di cui alla vigilia della finale s’è forse parlato troppo degli assenti, dimenticando la qualità di chi è sceso in campo. Poi magari Didier Dechamps dovrà interrogarsi sul perché i suoi ragazzi hanno consentito agli avversari non solo di andare quasi subito avanti di due gol (splendido il secondo), quanto di gestire in scioltezza la partita sino al primo rigore segnato da Mbappé. Poi, in una manciata di secondi, quando tutto sembrava deciso, lo stesso Mbappè ha pareggiato, mostrando bravura, cattiveria e fiuto della posizione.  Poi i supplementari e i rigori, corollario di una vittoria che l’Argentina ha fortemente voluto, ha rischiato di vedere sfumare per poi riagguantare all’epilogo. I milioni di argentini scesi in strada a festeggiare a Buenos Aires come nelle altre città del Paese sono stati idealmente accompagnati dalle comunità di connazionali che risiedono all’estero, ma anche di chi, come Napoli, vive ancora nel ricordo, del solo e unico, per loro, ”diez” .

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