NEWS > 11 Marzo
DUEMILA24

Oscar 2024: si sgonfia il fenomeno di Barbie. Il film vince solo una statuetta (ed è giusto che sia così)

Un film campione di incassi non è sinonimo di qualità e ricercatezza nelle storie e il fatto che Barbie sia...

IN QUESTO ARTICOLO

Un film campione di incassi non è sinonimo di qualità e ricercatezza nelle storie e il fatto che Barbie sia stato snobbato agli Oscar fa capire quanto il suo successo sia stato solo effimero e fine a ste stesso. 

Si è appena conclusa la notte degli Oscar, quel momento tanto atteso dai cinefili in cui si celebra (e si premia) il lato più bello (e impegnato) del cinema di oggi. La stagione 2023-2024 è stata molto difficile sotto certi punti di vista, dato che molti film sono usciti in ritardo o sono passati del tutto inosservati a causa dello sciopero degli attori che ha paralizzato Hollywood fino allo scorso dicembre. La stagione si è salvata per il rotto della cuffia, almeno dl punto di vista della promozione ma ha portato con sé una serie di considerazioni che hanno animato il dibattito tra gli esperti del settore. Ma non è questo il punto.

 Per quanto riguarda la qualità dei film presentati, la competizione è stata molto (ma molto) ardua. Il miglior film dell’anno è Oppenheimer di Christopher Nolan che ha raccontato la vita dello scienziato che ha creato la bomba atomica. Un premio meritato come gli altri che sono stati assegnati. È stata una competizione che, per una volta, ha premiato il talento e i temi di interesse sociale senza scadere nel patetico. Si è evitata la vittoria (per nulla meritata) del film di Barbie che capeggiava tra i candidati a miglior film. Ha portato a casa solo un Oscar come miglior canzone originale, eseguita da Billie Eilish, e per fortuna si è evitata la catastrofe. Sì, perché nonostante sia stato il film più visto della stagione al cinema, incassando più di Harry Potter, la pellicola di Greta Gerwing con Margot Robbie e Ryan Gosling non è affatto un film da Oscar. 8 le candidature e una misera vittoria fanno credere che il tanto amato (e criticato) manifesto femminista del nuovo millennio non è altro che un misero fuoco di paglia.

La Bambola Mattel in un film dalla morale spicciola

Che abbia attirato schiere di fan e di curiosi, questo è un dato di fatto. Barbie è un personaggio molto celebre nella cultura di massa. Non è solo una bambola o un giocattolo per bambine ma è stato (e lo è ancora oggi) il faro di una società che si evolve e guarda con attenzione al futuro ma anche al nostro stesso presente. Quindi il film è stato accolto con entusiasmo proprio per questo motivo. Ma, oltre ai lustrini, alle battute piccate, Barbie non è il capolavoro di tutti parlano. L’incipit è molto buono, ma non viene sviluppato a dovere. Non è male l’idea di immaginare un mondo (simile al nostro) in cui vivono tutte le insieme le Barbie della Mattel, come non è male l’idea di aver tratteggiato una realtà utopistica in cui ogni cosa funziona a dovere, almeno fino a quando Barbie non comincia a sviluppare strani pensieri. Da qui il viaggio nel nostro mondo alla scoperta di quanto la realtà che stiamo vivendo sia così difficile quanto per l’uomo quanto per la donna. Barbie scopre l’odio, la cattiveria, la delusione, la tristezza ma anche la voglia di vivere libera e senza schemi. La morale è scritta qui, tra le righe, senza neanche troppi fronzoli. Solo che non ci voleva Greta Gerwing per “filosofeggiare” sulla condizione della donna. Anche perché, di fatto, non pone nessun rimedio alla problematica ma ne acuisce le sue criticità.

Un fenomeno che è solo un fuoco di paglia

Al di là di questa morale spicciola e poco gradita, il film resta comunque un buon esercizio di stile per una tra le registe più in voga del momento. Con poche mosse, ma con un’ingente somma di denaro a disposizione, la Gerwing costruisce un film pretenzioso, spingendosi troppo oltre nel dibattito sociologico ma che merita comunque di essere visto per le sue scenografie, per le battute stilose e per un cast molto omogeneo che funziona alla perfezione. La sua bellezza finisce qui, però. Perché se in molti hanno visto e letto tra le righe una critica accesa al patriarcato, Barbie altri non è che un film irriverente che celebra una musa dei tempi moderni e lo fa con una spiccata ironia (che non sempre funziona). 

Patriarcato e femminismo: Barbie svilisce la figura dell’uomo

Se proprio si vuole trovare una ragione in fondo a questa follia, più che un film su Barbie e sul girl power, è un racconto che non fa altro che svilire la figura dell’uomo – qui rappresentato da un Ken per nulla sexy e troppo plastico -, mostrando vizi e virtù del “sesso forte” ma senza nessuna cognizione di causa. Nonostante il successo ottenuto, gli Oscar di quest’anno hanno assestato un bel colpo al (finto) fenomeno di Barbie. Per fortuna.

CONDIVIDI

Leggi Anche