La Francia verso il riconoscimento dello Stato di Palestina



A giugno 2025, in occasione di una conferenza internazionale delle Nazioni Unite a New York co-presieduta con l’Arabia Saudita,

la Francia potrebbe diventare il primo Paese del G7 a riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina.

Lo ha annunciato il presidente Emmanuel Macron, aprendo un nuovo capitolo nella politica estera francese e, forse, europea.

Una scelta dal forte impatto simbolico e geopolitico, che mira non solo a sostenere una soluzione diplomatica nel conflitto israelo-palestinese, ma anche a posizionare la Francia come attore indipendente nel panorama internazionale, in aperta divergenza con la linea statunitense di Donald Trump, tornato protagonista sulla scena globale.

Finora, 146 dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno riconosciuto la Palestina come Stato. Tuttavia, tra le potenze occidentali, nessun membro del G7 ha mai compiuto questo passo. Con l’annuncio di Macron, Parigi si prepara a rompere questo tabù.

La decisione potrebbe anche rafforzare la posizione della Francia come mediatore globale, in un momento in cui la guerra a Gaza e le tensioni in Medio Oriente rischiano di degenerare ulteriormente.

La mossa, secondo Macron, è parte di uno sforzo più ampio per rilanciare il processo di pace e riaffermare il principio della “soluzione a due Stati”. Il presidente francese ha anche invitato diversi paesi del mondo arabo – tra cui Arabia Saudita, Iran, Siria e Yemen – a riconoscere a loro volta Israele, come gesto di reciprocità e passo necessario verso una stabilizzazione dell’area

La proposta di Macron ha diviso l’opinione pubblica e il mondo politico francese. A sinistra, La France Insoumise e altri partiti progressisti hanno accolto con entusiasmo l’annuncio, definendolo un atto di coraggio politico e un dovere morale verso il popolo palestinese.

A destra, invece, la decisione è stata duramente criticata: viene ritenuta prematura, inefficace o addirittura pericolosa, in quanto rischia – secondo alcuni – di legittimare gruppi terroristici e delegittimare Israele.

Non meno dure le reazioni da parte di Israele, che ha definito la proposta “irresponsabile”. Anche molte voci della comunità ebraica in Europa hanno espresso timori, sostenendo che il riconoscimento potrebbe alimentare ulteriormente il clima di antisemitismo, già accresciuto dall’ultimo conflitto nella Striscia di Gaza.

Al di là delle critiche, l’iniziativa di Macron ha una chiara valenza strategica: riaffermare il ruolo della Francia sulla scena mondiale, distinguendosi sia dalla passività europea sia dalla politica filo-israeliana degli Stati Uniti sotto Trump. È anche un tentativo di rinsaldare i rapporti con il mondo arabo e di favorire un nuovo equilibrio in Medio Oriente, in un contesto in cui il dialogo sembra sempre più difficile.

Il riconoscimento formale dello Stato di Palestina da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza ONU potrebbe inoltre imprimere un’accelerazione decisiva al processo di pace, costringendo le parti in causa – e i loro alleati – a tornare al tavolo delle trattative.

Resta da vedere se la promessa di Macron si concretizzerà davvero a giugno e, soprattutto, se altri paesi europei seguiranno l’esempio. Intanto, Parigi si prepara a fare la storia.