Grido di allarme dell’Onu: “Gaza è diventata una zona di morte post-apocalittica”



Il Commissario generale dell’UNRWA, Philippe Lazzarini: “Tutto è stato distrutto, la guerra continua”. Intanto l’IDF annuncia il controllo del “corridoio Morag”, isolando Rafah da Khan Younis.



Gaza è sull’orlo del collasso totale. Le parole del Commissario generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), Philippe Lazzarini, non lasciano spazio a dubbi: “Gaza è diventata una zona di morte post-apocalittica”.

È un grido disperato che arriva da una delle voci più autorevoli sul campo, mentre l’orrore della guerra continua a stritolare la popolazione civile intrappolata nella Striscia.



In un comunicato durissimo, Lazzarini ha denunciato la devastazione totale della Striscia: interi quartieri rasi al suolo, infrastrutture sanitarie inesistenti, scuole ridotte in macerie, nessun accesso sicuro a cibo, acqua o cure mediche.

“Non si tratta più solo di una crisi umanitaria: siamo di fronte a un collasso della dignità umana”, ha dichiarato. “Gaza oggi non è più solo una zona di conflitto. È un paesaggio da incubo, da fine del mondo”.



Nel frattempo, l’esercito israeliano (IDF) ha annunciato di aver preso il controllo del cosiddetto “corridoio Morag”, un’area strategica situata tra Khan Younis e Rafah, nel sud della Striscia. Questa manovra militare ha di fatto isolato Rafah, rendendo ancora più complicata la fuga dei civili e l’ingresso di aiuti umanitari.



Rafah è attualmente l’ultimo rifugio per oltre un milione di palestinesi sfollati, stipati in condizioni disumane. Con questa nuova avanzata, la paura è che l’escalation militare possa raggiungere anche questa zona, aggravando ulteriormente un quadro già tragico.



Le dichiarazioni di Lazzarini hanno avuto una forte eco sulla scena internazionale. Il Segretario Generale dell’ONU António Guterres ha parlato di “un fallimento collettivo della comunità internazionale”, chiedendo un cessate il fuoco immediato. Anche l’Unione Europea ha espresso “profonda preoccupazione” e ha sollecitato Israele a garantire la protezione dei civili e l’accesso umanitario.



Dagli Stati Uniti, tradizionale alleato di Israele, arrivano messaggi più cauti. Washington ribadisce il diritto di Israele alla difesa ma insiste sulla “necessità urgente” di minimizzare i danni ai civili. Tuttavia, finora, nessuna pressione concreta sembra aver rallentato l’offensiva.



Secondo le stime più recenti, oltre l’80% della popolazione di Gaza è stata costretta a lasciare le proprie case. Le strutture sanitarie sono ormai allo stremo, con pochi ospedali ancora operativi e senza medicine, elettricità o carburante. Il sistema di distribuzione alimentare è completamente crollato: secondo il World Food Programme, il rischio di carestia è imminente.



Le agenzie umanitarie denunciano anche il blocco quasi totale degli aiuti. I valichi di frontiera rimangono chiusi o operativi a singhiozzo, e i convogli spesso non riescono a raggiungere le zone più colpite. “Ogni giorno che passa, nuove vite si spezzano per la fame, la sete o le bombe”, ha dichiarato un portavoce di Medici Senza Frontiere.



Gaza oggi è il simbolo di una tragedia che sembra non trovare soluzione. Le parole di Lazzarini non sono solo una denuncia, ma un appello accorato affinché la comunità internazionale reagisca con fermezza. Perché dietro ogni numero, ogni mappa, ogni trattativa diplomatica, ci sono esseri umani che sopravvivono o muoiono nell’ombra.

cosa è l’UNRWA?

L’UNRWA, in passato, è stata più volte accusata da osservatori internazionali di essere infiltrata da Hamas e di contribuire a mantenere un clima ostile alla pace, soprattutto attraverso contenuti discutibili nei materiali scolastici e presunti legami tra membri dello staff e gruppi armati. A seguito delle accuse israeliane di gennaio 2024, secondo cui dodici dipendenti dell’UNRWA avrebbero partecipato all’attacco del 7 ottobre, il Commissario Generale Philippe Lazzarini ha sospeso immediatamente i soggetti coinvolti e ha avviato un’indagine interna. Al termine dell’inchiesta, nove dipendenti sono stati licenziati.