Un nuovo studio dell’Università della California a San Francisco (UCSF) lancia l’allarme sui possibili rischi oncologici legati all’uso frequente della TAC (tomografia assiale computerizzata).
Secondo la ricerca, fino a 5 casi di tumore su 100 potrebbero essere collegati all’esposizione alle radiazioni emesse durante questi esami diagnostici, con polmoni e seno tra gli organi più vulnerabili.
Lo studio, pubblicato su una delle principali riviste mediche, mette in luce gli effetti a lungo termine delle radiazioni ionizzanti utilizzate nella TAC, una tecnologia oggi ampiamente diffusa per diagnosticare lesioni interne, tumori e altre condizioni mediche.
Tuttavia, l’impiego crescente di queste scansioni – spesso anche a scopo precauzionale – potrebbe comportare rischi nascosti.
“Anche se il rischio di una singola TAC è piuttosto basso, l’effetto cumulativo di più esami nel tempo può aumentare in modo significativo la probabilità di sviluppare alcuni tipi di tumore”, ha dichiarato la professoressa Rebecca Smith-Bindman, autrice principale dello studio e docente di radiologia alla UCSF.
La ricerca si è concentrata in particolare sulle aree ad alta esposizione, come il torace, dove tessuti come i polmoni e il seno sono più sensibili alle radiazioni.
Donne e pazienti giovani risultano i più a rischio, sia per una maggiore radiosensibilità sia per la loro aspettativa di vita più lunga, che offre più tempo per lo sviluppo di eventuali mutazioni cancerogene indotte dalle radiazioni.
Il team dell’UCSF ha analizzato i dati di milioni di esami diagnostici eseguiti negli Stati Uniti e ha confrontato i tassi di incidenza tumorale in popolazioni con esposizione alta e bassa alla TAC.
I risultati suggeriscono che un uso più attento dell’imaging medico potrebbe contribuire a prevenire migliaia di casi di cancro evitabili nei prossimi anni.
Lo studio non invita ad abbandonare le TAC, ma a valutare con maggiore attenzione il rapporto tra benefici e rischi. “Non stiamo dicendo che le TAC vadano evitate quando sono realmente necessarie”, ha sottolineato la professoressa Smith-Bindman. “Ma raccomandiamo di limitare gli esami inutili, usare la dose minima efficace di radiazioni e considerare tecniche alternative quando possibile.”
Mentre la comunità medica continua a cercare un equilibrio tra innovazione tecnologica e sicurezza dei pazienti, questo studio rappresenta un promemoria importante: anche gli strumenti salvavita vanno usati con responsabilità.














