Dal sogno di diventare il primo trilionario al tonfo di Tesla, il fondatore di SpaceX paga a caro prezzo l’azzardo politico nella Casa Bianca trumpiana.
Nel 2025, Elon Musk ha indossato il ruolo di capo del Dipartimento dell’Efficienza Governativa (Doge), promettendo di “ripulire il sistema” con tagli agli sprechi e una gestione spregiudicata. Tre mesi dopo, il bilancio è catastrofico: 120 miliardi di dollari evaporati dal suo patrimonio personale, Tesla in caduta libera (-35% del valore in un anno) e una credibilità internazionale ridotta a brandelli.
Tesla, numeri da incubo
Il primo trimestre 2025 ha segnato il peggior risultato dal 2021:
Utile netto crollato del 71% (409 milioni di dollari);
Ricavi automobilistici in picchiata (-20%), con un fatturato totale di 19,3 miliardi (-9% su base annua);
Sopravvivenza garantita solo dai crediti sulle emissioni (595 milioni di dollari), senza i quali Tesla sarebbe andata in perdita.
La concorrenza cinese (BYD, Nio) avanza inarrestabile, mentre il Model Y invecchiato e i ritardi produttivi aggravano la crisi.
Musk ha legato la sua immagine all’amministrazione Trump, sostenendo dazi zero salvo poi scontrarsi con le politiche protezionistiche del governo. Il coinvolgimento nel Doge e le battaglie contro enti come l’USAID – definita “guerra psicologica della sinistra” – hanno alienato parte dell’establishment.
Di fronte al disastro, Musk annuncia un ritorno a tempo pieno in Tesla: “Dedicherò molto più tempo all’azienda”, promettendo modelli economici entro la prima metà del 2025. Ma il rebus rimane: come competere con la Cina, dove Tesla perde quote di mercato, in uno scenario di dazi e incentivi ridotti?.
Musk voleva rivoluzionare Washington, ma è stato schiacciato dalla sua stessa spacconeria. Oggi, il self-made man più celebre del pianeta deve affrontare una realtà semplice e umiliante: salvare Tesla dalla rovina.
Il sogno del trilionario? Finito prima di iniziare.

