Le città, entità pulsanti nel cuore della civiltà umana, hanno dimostrato una sorprendente capacità di sopravvivenza.
Testimoni silenziose di regni caduti e imperi dissolti, epicentri di rivoluzioni e teatri di guerre, hanno saputo rialzarsi dalle ceneri di crisi innumerevoli e superare ogni avversità.
Questa resilienza intrinseca, radicata nella capacità dei loro abitanti di adattarsi e reinventarsi, le ha rese strutture socio-territoriali più tenaci di qualsiasi altra.
Oggi, di fronte alle sfide epocali del cambiamento climatico e della transizione digitale, le città sono nuovamente chiamate a evolvere, a immaginare un futuro in cui funzionalità e interattività si intrecciano per ridefinire il tessuto stesso della vita urbana.
Per comprendere le profonde trasformazioni in atto e le visioni per la città di domani, abbiamo incontrato Carlos Moreno, urbanista di fama internazionale e autore del provocatorio e influente libro “La città dei 15 minuti.
Per una cultura urbana democratica”. Moreno ci offre una prospettiva illuminante su come ripensare lo spazio e il tempo urbano per costruire comunità più vivibili, sostenibili e inclusive.
Professore Moreno, il concetto di “città dei 15 minuti” ha suscitato un grande interesse a livello globale. Potrebbe spiegarci brevemente i principi fondamentali di questa idea e come si inserisce nel contesto delle sfide attuali che le città devono affrontare?
Carlos Moreno: La “città dei 15 minuti” è un modello urbano che mira a restituire il tempo ai cittadini, ripensando la geografia delle nostre vite.
L’idea centrale è che ogni abitante dovrebbe avere accesso ai servizi essenziali – lavoro, casa, negozi, istruzione, sanità, tempo libero – entro un raggio di 15 minuti a piedi o in bicicletta.
Questo approccio contrasta con la tendenza alla zonizzazione funzionale che ha caratterizzato lo sviluppo urbano del XX secolo, portando a spostamenti pendolari estenuanti e a una frammentazione del tessuto sociale.
Oggi, di fronte all’urgenza della crisi climatica e alla necessità di una transizione digitale inclusiva, la “città dei 15 minuti” offre una risposta concreta.
Riducendo la dipendenza dall’auto privata, contribuiamo a diminuire le emissioni di gas serra e a migliorare la qualità dell’aria.
Al contempo, promuovendo la prossimità e la creazione di quartieri vivi e multifunzionali, rafforziamo il senso di comunità e facilitiamo l’integrazione sociale, elementi cruciali in un’era di crescente digitalizzazione e potenziale isolamento.
La transizione digitale rappresenta un’opportunità straordinaria per ripensare l’interazione tra cittadini e spazio urbano. Come immagina che le tecnologie digitali possano plasmare la “città dei 15 minuti” del futuro?
Carlos Moreno: Il digitale non è fine a sé stesso, ma uno strumento potente per amplificare i principi della “città dei 15 minuti”. Può facilitare l’accesso ai servizi attraverso piattaforme integrate, ottimizzare la mobilità dolce e il trasporto pubblico, promuovere la partecipazione civica e la democrazia locale.
Immagino app che ci informano sulla disponibilità di spazi verdi nel nostro quartiere, sistemi di prenotazione online per attività culturali e sportive a pochi passi da casa, piattaforme per lo scambio di beni e servizi a livello locale.
Tuttavia, è fondamentale evitare una “città dei 15 minuti” a due velocità, dove solo una parte della popolazione ha accesso a queste opportunità digitali.
L’inclusione digitale è un imperativo etico e pratico per garantire che la transizione sia equa e che i benefici della tecnologia raggiungano tutti i cittadini, indipendentemente dal loro background socio-economico o dalla loro età.
Lei parla spesso della necessità di una “cultura urbana democratica”. Cosa intende con questa espressione e come si lega al concetto di “città dei 15 minuti”?
Carlos Moreno: Una “cultura urbana democratica” implica un cambiamento di paradigma nel modo in cui pensiamo e progettiamo le nostre città. Significa mettere al centro le esigenze e le aspirazioni degli abitanti, promuovendo la loro partecipazione attiva nei processi decisionali.
La “città dei 15 minuti” è intrinsecamente democratica perché restituisce potere ai cittadini a livello locale, permettendo loro di riappropriarsi del proprio tempo e del proprio spazio di vita.
Questo si traduce in una pianificazione urbana più partecipativa, in cui i residenti sono coinvolti nella definizione delle priorità per il loro quartiere, nella creazione di spazi pubblici inclusivi e nella promozione di attività che rispondano ai loro bisogni specifici.
Solo attraverso un dialogo costante tra amministrazione, urbanisti e cittadini possiamo costruire città che siano veramente a misura d’uomo e capaci di affrontare le sfide del futuro con creatività e resilienza.
Guardando al futuro, quali sono a suo avviso le priorità per le città che vogliono abbracciare la visione della “città dei 15 minuti” e affrontare con successo le sfide del cambiamento climatico e della transizione digitale?
Carlos Moreno: Le priorità sono molteplici e interconnesse. Innanzitutto, è cruciale investire in infrastrutture verdi e blu – parchi, giardini, corsi d’acqua – per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare la qualità della vita.
Parallelamente, è necessario promuovere la mobilità dolce e il trasporto pubblico efficiente, ridisegnando le strade come spazi condivisi e sicuri per pedoni e ciclisti.
Un altro aspetto fondamentale è la riqualificazione dell’esistente, trasformando aree sottoutilizzate o degradate in spazi multifunzionali che offrano una varietà di servizi e opportunità.
La transizione digitale deve essere accompagnata da politiche che garantiscano l’accesso universale alla connettività e alle competenze digitali, evitando di creare nuove forme di esclusione.
Infine, ma non meno importante, è necessario promuovere una cultura della partecipazione e della collaborazione tra tutti gli attori urbani – cittadini, imprese, istituzioni, associazioni – per costruire insieme la città del futuro:
una città resiliente, inclusiva e capace di tessere nuove relazioni tra il tempo che viviamo e lo spazio che abitiamo.
Le parole di Carlos Moreno ci offrono una prospettiva stimolante sul futuro delle nostre città. La “città dei 15 minuti” non è solo un modello urbanistico, ma una visione di una società più equa, sostenibile e a misura d’uomo,
dove il tempo ritrovato e lo spazio ripensato diventano gli ingredienti fondamentali per affrontare le sfide del presente e costruire un futuro più vivibile per tutti.
La resilienza delle città, dimostrata nei secoli, si rinnova oggi nella capacità di immaginare e creare attivamente questo futuro.














