Il grande freddo con il “campo largo” e l’asse sul Mimit: Calenda tesse la tela del dialogo (e la maggioranza apre).
Un’ora di colloquio a Palazzo Chigi per sancire una distanza ormai siderale dal centrosinistra e, contemporaneamente, aprire un canale di comunicazione diretto con il governo.
Il leader di Azione, Carlo Calenda, varca il portone della presidenza del Consiglio a pochi giorni dal duro botta e risposta andato in scena al Senato. Un confronto che, lungi dal sancire una rottura totale, sembra aver accelerato un riposizionamento strategico che fa ballare gli equilibri parlamentari.
Al centro del colloquio, la dichiarata disponibilità dei centristi a confrontarsi senza pregiudiziali sui grandi dossier industriali e, soprattutto, sull’energia. Ma dietro i tecnicismi e il “merito dei provvedimenti” si nasconde un’operazione politica di ben altra portata.
L’incontro di ieri certifica quello che molti analisti davano ormai per scontato: il definitivo allontanamento di Azione dal progetto del “campo largo” guidato da Pd e Movimento 5 Stelle. Calenda rimarca la sua natura di opposizione repubblicana, pragmatica e non ideologica, preferendo la concretezza dei tavoli tecnici all’ostruzionismo d’aula.
I dossier su cui il partito centrista è pronto a entrare nel merito con la maggioranza si moltiplicano:
Apertura al nucleare di nuova generazione e revisione dei vincoli green.
Sostegno immediato alle filiere in crisi (a partire dall’automotive).
Sblocco dei cantieri strategici attraverso una burocrazia snella.
“Sulle cose che servono al Paese non facciamo barricate, ma proposte concrete”, filtrerebbe dagli ambienti vicini al leader di Azione. Una linea che spacca il fronte delle opposizioni e costringe il Nazareno a rivedere i propri piani di coalizione.
Le mosse del leader centrista non sono passate inosservate tra i banchi della maggioranza. Se da un lato Fratelli d’Italia guarda con pragmatismo a un’opposizione disposta a votare i provvedimenti governativi, dall’altro, nelle seconde linee del centrodestra, c’è chi si spinge a ipotizzare scenari futuri ancora più audaci.
Nel Transatlantico di Montecitorio circola con insistenza una suggestione: Calenda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Una poltrona oggi occupata da Adolfo Urso, finito più volte nel mirino delle critiche (sia interne che esterne) per la gestione di alcune delicate crisi aziendali.
Per Calenda si tratta di un gioco ad alta intensità. L’ex ministro dello Sviluppo Economico (che quel ruolo lo ha già ricoperto con i governi Renzi e Gentiloni) sa bene che la sua collocazione naturale è quella di un “tecnico della politica”. Riprendere in mano il dossier delle imprese e dell’energia sarebbe il coronamento della sua narrazione basata sulle competenze.
Tuttavia, la strada è stretta. Un eccessivo schiacciamento sulle posizioni del governo Meloni rischierebbe di fagocitare il partito, mentre il rifiuto sistematico lo condannerebbe all’irrilevanza. Per ora, il leader di Azione si gode la centralità ritrovata: un’ora a Palazzo Chigi è bastata a rimescolare le carte della politica romana.













