Sviluppata dal grande JJ Abrams – che ha poi lavorato anche al “mito” di Lost –, la serie di Alias è stata una vera e propria scommessa per il mercato televisivo di inizio anni 2000. Intensa, coinvolgente e per nulla banale, ha unito i meccanismi di uno spy a quelli di un dramma di formazione tutto al femminile. In questa serie, niente è ciò che sembra. Il 22 maggio del 2006, in America, c’era l’ultimo episodio. In Italia è disponibile su Disney+.
Ricordare il passato fa riflettere sul nostro presente e immaginare come possa essere il futuro. In merito a tutto quello che riguarda il mercato televisivo, la situazione non è affatto rosea. Come più volte abbiamo già sottolineato, in un contesto così agitato non è facile trovare una serie tv che possa essere rappresentativa dei tempi che stiamo vivendo. In un mare agitato, sono pochi i prodotti che meritano e che stanno emergendo. Per questo è impossibile non guardare al nostro stesso passato. Oggi, ma nello stesso giorno di 29 anni fa, in tv c’era l’ultimo episodio di Alias.
La serie che è stata creata da JJ Abrams, storico regista e prolifico sceneggiatore che ha lavorato anche in Lost e in Fringe, ha rivoluzionato il concetto stesso di spy-drama portando in tv qualcosa di unico e raro. Pur miscelando tutti i suoi archetipi più particolari, si è spinto oltre nel tratteggiare una figura femminile molto forte. Questo personaggio ha saputo combattere a testa alta le insidie della vita e a muoversi in un mondo di soli uomini.
In America fu un vero successo e, all’epoca, la serie di Alias ha trovato spazio anche tra le nostre reti. Tanto da diventare un piccolo ma grande fenomeno nella prima serata di Rai 2. Oggi tutti i 105 episodi sono disponibili su Disney+. Nonostante siano passati ben 29 anni dalla sua conclusione, il ricordo della serie tv è ancora forte nel cuore dei fan.
È stata una delle poche che ha bilanciato le due anime della storia, realizzando un prodotto fruibile a tutti ma di grande impatto visivo.
Alias, di cosa parla la serie tv
Al centro del racconto c’è la vita di Sydney Bristow, interpretata da Jennifer Garner. È ancora una studentessa del college quando le viene proposto un lavoro per l’SD-6. Questa è una presunta sezione segreta della CIA. Lei accetta l’offerta e diviene presto un agente operativo, ma un giorno scopre di lavorare per un’associazione terroristica che da tempo è nel mirino della CIA. Desidera fuggire. Tuttavia, dopo la morte del compagno decide di diventare un agente doppiogiochista e cercare di debellare l’SD-6 dall’interno. Ha le spalle coperte da Michael Vaughn, il suo contatto alla CIA. Inoltre, può contare sull’aiuto del padre che gioca anche lui su entrambe le barricate.
Il passato di Sidney, però, che è ingombrante come un macigno, si riflette sul suo presente. Molto presto, l’agente segreto si trova a fare i conti con i segreti del padre. Deve confrontarsi anche con quelli di sua madre, da tutti creduta morta, senza la possibilità di bilanciare la vita privata. Stagione dopo stagione, Sydney affronta tante prove di coraggio. Tuttavia, uscire indenne dal fuoco incrociato dei nemici sembra un’impresa impossibile.
Jennifer Garner, la super-eroina del piccolo schermo
Alias è una serie che regala sempre grandi sorprese. Non solo perché ha un ritmo incalzante, ma perché gli autori hanno costruito una mitologia che ha intrecciato tutti o quasi gli episodi. Questo crea un grande puzzle di eventi. Non solo c’è il tema più puro dello spy, ma anche una storia che lega l’action alle leggende metropolitane di un immaginario futurologo. Questa figura, più volte, ha spinto Alias verso la fantascienza più pura.
Ma oltre a questo, ha funzionato anche per il cast. Non solo i comprimari o per il mitico Arvin Sloane che è stato un machiavellico villain, la vera forza della serie tv era insita nella sua iconica protagonista. Interpretata da una raggiante Jennifer Garner, lei, più di tutti, ha incarnato l’immagine della donna forte che si muove in un contesto maschilista. Deve lavorare il doppio per far sentire la sua voce. La Garner ha prestato il suo volto a un personaggio pieno di luci e ombre. Questo carattere è capace di affrontare le avversità senza mai perdersi d’animo.
Il mito di Rambaldi tra storia e fantasia
Cosa che ha reso speciale la serie tv è stato anche il filo fantascientifico che ha preso le fila fin dal primo episodio. Questo elemento è culminato nell’ultimo in un’esplosione di colpi di scena. JJ Abrams per Alias ha creato la figura di Milo Rambaldi che è stata un profeta e un geniale inventore. Egli creò tecniche e meccanismi con centinaia di anni di anticipo sui tempi. Si interessò a tutti i campi, dall’anatomia (come lo studio del cuore umano) alle scienze fisiche più avanzate.
I suoi disegni, studi e progetti furono scritti in varie lingue, dall’italiano a forme ibride di demotico. Egli inventò tecniche di compressione dei dati e utilizzò il sistema binario. Dopo la sua caduta in disgrazia, la maggior parte delle sue invenzioni furono disperse in tutto il mondo. I discepoli di Rambaldi, come Arvin Sloane, cercano di trovarli.
