Firenze adotta lo Ius Scholae: “Chi nasce qui è italiano”, dichiara la Sindaca Sara Funaro




Firenze si prepara a scrivere una pagina importante nella sua storia di inclusione e accoglienza. Il prossimo 12 giugno, in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro giovanile, la Città del Giglio compirà un gesto di alto valore simbolico e politico, adottando lo Ius Scholae per 126 bambini.


L’annuncio è stato fatto dalla sindaca Sara Funaro, con una dichiarazione forte e chiara che risuona come un monito di civiltà: «Chi nasce qui è italiano». Questa frase racchiude il senso profondo dell’iniziativa Ius scolae: riconoscere un legame di appartenenza e identità per quei bambini nati e cresciuti sul suolo fiorentino, indipendentemente dalla cittadinanza dei loro genitori.


Lo Ius Scholae, in questo contesto, non è un riconoscimento automatico della cittadinanza italiana in senso legale (che rimane di competenza statale), ma un atto amministrativo e simbolico che la città di Firenze intende fare per affermare un principio etico e sociale.


È un segnale potente di inclusione, che mira a valorizzare l’identità di questi giovani cittadini che frequentano le scuole fiorentine, sono parte integrante della comunità e contribuiscono alla sua vitalità.

Il termine “Ius scolae” si riflette nella scelta della data del 12 giugno, non casuale. Celebrare lo Ius Scholae proprio nella Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro giovanile aggiunge un ulteriore strato di significato all’evento.

Sottolinea l’impegno di Firenze nella tutela dei diritti dei minori e nella promozione di un futuro in cui tutti i bambini, senza distinzioni, possano crescere in un ambiente sicuro, avere accesso all’istruzione e realizzare il loro pieno potenziale, liberi da ogni forma di sfruttamento.

L’adozione dello Ius Scholae da parte del Comune di Firenze si configura come un passo significativo verso una società più equa e inclusiva, ribadendo il ruolo delle città come motori di progresso sociale e culturale.

È un atto che, pur nella sua simbologia, lancia un messaggio chiaro a livello nazionale e internazionale sull’importanza di riconoscere e valorizzare la nuova generazione di italiani, a prescindere dal luogo di nascita dei loro genitori.