Referendum, la sinistra vince sempre: cronaca di un’illusione di massa
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l’avviso di sfratto che non c’è: la farsa dei numeri e la bocciatura di boccia
Le urne si sono chiuse e la sinistra si ritrova a contare più illusioni che voti reali. Francesco Boccia, capogruppo Pd al Senato, ha lanciato la sua sfida numerica: “Se almeno 12,4 milioni di italiani andranno a votare, sarà un avviso di sfratto a Giorgia Meloni”. Peccato che la Costituzione sia un po’ più severa e chieda la metà più uno degli aventi diritto: un traguardo fissato a 25,5 milioni. La soglia di Boccia resta così un artificio retorico, lontano dalla sostanza del diritto e vicino alla matematica creativa.
Il triplo salto carpiato di Boccia sul quorum che non c’è.
La sinistra, affiancata da M5s e Avs, ha cercato di trasformare il referendum in un palcoscenico per contarsi. Il risultato? Una recita senza spettatori: l’affluenza reale, attorno al 30%, si ferma ben lontano dalla soglia costituzionale. Il Paese reale ha guardato altrove, e la pretesa di convertire una consultazione abrogativa in un’elezione politica si è sciolta come neve al sole. Gli slogan – “partecipazione epocale”, “difesa del lavoro” – hanno retto solo nelle dichiarazioni dei microfoni, mentre gli italiani si sono concessi un week-end di disinteresse.
La Cgil di Landini ha provato a fare la parte del leone, promettendo che i quattro “Sì” avrebbero spazzato via precarietà e morti sul lavoro. Una promessa buona per il palco, meno per la realtà. La verità? Anche chi ha messo la croce non ha visto l’ombra di un cambiamento concreto. Il referendum è stato un esercizio di identità, non di cittadinanza. Uno specchio in cui la sinistra si guarda e si compiace, senza accorgersi che dietro non c’è più nessuno.
Come 12,4 milioni diventano una farsa politica e altre acrobazie da baraccone.
Il bluff di Boccia, questa volta, non ha retto. La matematica democratica non si piega alle illusioni, e il quorum resta un limite invalicabile per chi crede di poterlo riscrivere con la retorica. Schlein e compagni, intanto, hanno agitato la bandiera dei 12 milioni come se fosse un attestato di forza, dimenticando che anche sommando Sì, No, bianche e nulle, la sostanza non cambia: senza quorum, niente risultato, niente politica. E il governo? Meloni e la sua maggioranza hanno potuto permettersi di ignorare le urla da talk show: perché la democrazia è fatta di numeri veri, non di quelli messi in scena per convincere i propri militanti.
Alla fine, tra bocche spalancate e bocconi amari, il professor Boccia si è ritrovato bocciato dal popolo e dalla sua stessa logica contabile. Ha tentato la magia di dimezzare il quorum, ma la Costituzione – questa sconosciuta – non si fa addomesticare. La parola “bocciato” risuona come un verdetto definitivo, senza margini di appello. E con lui, resta bocciata un’intera narrazione: quella di chi pensa che la politica sia solo una questione di calcoli, dimenticando che la democrazia non è un pallottoliere. Il popolo ha parlato con la più semplice delle risposte: l’indifferenza. E la boccia è tornata al suo posto.
