Iran e la Svolta Europea: la sorpresa degli analisti politici




Un attacco improvviso di Israele contro l’Iran lo scorso 13 giugno ha scosso il Medio Oriente. Ha colto di sorpresa non solo gli analisti internazionali, ma anche, e forse soprattutto, i cittadini europei.

Mentre le aspettative erano puntate sui negoziati nucleari tra USA e Teheran in Oman, con il Presidente Trump che sembrava agire da mediatore, Israele, con l’assenso americano, ha colpito Iran.


La reazione dell’Unione Europea ha lasciato di stucco molti: un sostegno unanime a Israele, definendo l’attacco una “azione difensiva”. Hanno invocato una “de-escalation”, nonostante le recenti tensioni legate alla guerra di Gaza e alla catastrofe umanitaria in corso.


Questa palese dissonanza tra la posizione delle élite politiche europee e le aspettative dei loro cittadini merita un’analisi approfondita. Quest’analisi affonda le radici in decenni di complesse relazioni tra l’UE e l’Iran.


Un Decennio di Dissidi e Sanzioni
Per comprendere la svolta europea, è fondamentale ripercorrere le tappe salienti dei rapporti con la Repubblica Islamica. L’Iran è sottoposto a sanzioni dal 1979. Tuttavia, è dal 2006, con il trasferimento del dossier nucleare all’ONU, che la pressione internazionale si è intensificata.


Da allora, il Paese è stato colpito da diversi regimi sanzionatori: americani, internazionali (ONU) ed europei. L’UE ha imposto ben 233 sanzioni dirette a persone e 44 a istituzioni.


Il Piano d’Azione Congiunto Globale (JCPOA) del 2015, noto come Accordo sul nucleare, aveva offerto una breve tregua. Questo grazie alla temporanea rimozione delle sanzioni.


Tuttavia, il ritiro degli Stati Uniti sotto la prima amministrazione Donald Trump nel maggio 2018 e la successiva ripresa dell’arricchimento dell’uranio da parte di Teheran hanno segnato la fine di questo periodo di distensione. Di conseguenza, le sanzioni sono state reintrodotte dall’UE il 17 ottobre 2023.


Nel 2022, un tentativo di negoziato con l’amministrazione Biden si è scontrato con la pretesa iraniana di essere rimossa dalla lista degli Stati che supportano il terrorismo. Tuttavia, questa richiesta è irricevibile per i Paesi occidentali.


La motivazione non risiede solo nella ricerca della bomba nucleare. Ma anche nel programma balistico regionale di Teheran e nel suo sostegno a milizie sciite e gruppi armati in tutta la regione, come la Jihad Islamica a Gaza, Hezbollah in Libano, e gli Houthi in Yemen.


Il dissidio tra Europa e Iran si è ulteriormente approfondito negli ultimi anni, andando oltre la mera questione nucleare. Il 20 luglio 2023, un nuovo pacchetto di sanzioni UE è stato imposto per la vendita di droni e missili alla Russia nel contesto del conflitto russo-ucraino.


Il 14 maggio 2024, un terzo pacchetto ha colpito l’Iran per il suo sostegno militare e finanziario a gruppi armati non-statali in Medio Oriente. Questo è parte del cosiddetto “Asse della resistenza”, orientato alla destabilizzazione regionale.


L’ultimo appello all’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) lanciato l’11 giugno da Francia, Gran Bretagna e Germania, membri del Consiglio direttivo, evidenzia la crescente preoccupazione per l’arricchimento dell’uranio al 60% da parte dell’Iran. Questo è un livello dieci volte superiore ai limiti del JCPOA e non giustificato da usi civili.


Questo nonostante un rapporto del direttore dell’Intelligence USA, Tulsi Gabbard, abbia affermato a marzo che il Paese fosse a tre anni dall’acquisizione della bomba.


L’Unione Europea sembra aver riconosciuto una dura realtà:

l’establishment iraniano, indebolito dal confronto militare con Israele attraverso i suoi proxy e sconvolto dal rapido crollo del regime di Assad nel dicembre 2024, appare determinato a superare ogni “linea rossa”. Si propone di puntare all’arma nucleare come unica garanzia per la propria sopravvivenza e integrità territoriale di fronte alla crescente aggressività militare israeliana post-7 ottobre.


In questo scenario di realpolitik internazionale, dove la forza sembra dettare le regole, l’Europa ha accolto con un sospiro di sollievo l’attacco israeliano.


La reazione europea, sebbene spiazzante per molti, riflette una posizione pragmatica. Purtroppo, sembra lasciare in secondo piano la sofferenza dei cittadini iraniani, gli unici veri danneggiati di questo complesso gioco di poteri.