Acceso dibattito ieri sera a Otto e mezzo su La7. Il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e l’editorialista di Repubblica, Massimo Giannini, si sono confrontati sull’attuale scenario geopolitico. L’attacco statunitense in Iran era al centro della discussione. Inoltre, la figura di Donald Trump animava lo scontro.
La miccia è stata accesa da Giannini, che ha accusato Travaglio di aver dipinto Trump come un “pacificatore”. Ha mostrato un netto dissenso nei confronti dell’editoriale del direttore del Fatto Quotidiano del giorno precedente. Nell’editoriale l’attacco americano in Iran era stato etichettato come “un atto di terrorismo”.
Travaglio non ha tardato a replicare con decisione. Ha respinto le accuse: “Ho sentito delle cose bizzarre, e cioè che io avrei accreditato Trump come un pacifista.” L’argomentazione del giornalista si è poi basata sui fatti concreti della precedente presidenza Trump. Ha sottolineato la sua indole “isolazionista”.
“Non so più come farlo capire,” ha continuato Travaglio, “i fatti dicono che nella sua precedente presidenza, durata 4 anni, ha chiuso una crisi, quella con la Corea del Nord e una guerra, quella con l’Afghanistan. Non ne ha avviate altre. A differenza di tutti i suoi predecessori, vittime del cancro neocon, sia democratici sia repubblicani. Questi hanno cominciato a violare la legalità internazionale, molto prima di Putin”.
Il botta e risposta ha messo in luce le divergenti interpretazioni sulla politica estera di Donald Trump. Ha inoltre evidenziato le responsabilità dietro le recenti tensioni internazionali. Travaglio ha difeso la sua analisi basandosi su un approccio pragmatico e fact-based. Si è contrapposto alle critiche di Giannini incentrate sull’etichettatura del ruolo del Presidente Usa.
L’incontro ha offerto uno spaccato interessante sulle diverse prospettive all’interno del panorama giornalistico italiano. Queste riguardano questioni di rilevanza globale.




