Castel Gandolfo: Dove Storia e Natura si Incontrano con Leone XIV

Da Urbano VIII a Leone XIV, la residenza estiva papale si rinnova con il fascino senza tempo di Villa Barberini

Sono passati quasi quattro secoli da quando papa Urbano VIII decise di trasformare le antiche rovine della villa dell’imperatore Domiziano in un’oasi di pace per i successori di Pietro. Era il 10 maggio 1626. Con un gesto destinato a segnare la storia, il pontefice Maffeo Vincenzo Barberini inaugurava ufficialmente la lunga tradizione della villeggiatura papale a Castel Gandolfo. Questo luogo si trova a circa 25 chilometri a sud-est di Roma, sui Colli Albani, nella zona dei Castelli Romani. Oggi, con il ritorno di un Papa residente, Leone XIV, quel legame antico si rinsalda e si rinnova.

Dopo oltre un decennio di silenzio legato a papa Francesco che non vi soggiornò mai, la residenza estiva torna ad accogliere un pontefice. Non si tratta solo di un ritorno fisico, ma anche simbolico. La scelta di Leone XIV di stabilirsi a Villa Barberini – anziché nel tradizionale Palazzo Apostolico (trasformato in museo da Francesco) – apre un nuovo capitolo in una storia secolare. Qui, spiritualità, arte e natura si fondono con la quotidianità dei papi.

Edificato tra il 1624 e il 1626 su progetto dell’architetto Carlo Maderno, il Palazzo Apostolico sorge sui resti del castello medievale dei Savelli. Quest’ultimo fu costruito sulle rovine dell’Albanum Domitiani, la leggendaria villa dell’imperatore romano Domiziano. A dare ulteriore lustro all’opera contribuirono maestri del calibro di Gian Lorenzo Bernini, che intervenne su un’ala e progettò un portale monumentale ormai perduto.

Il palazzo si arricchì nei secoli grazie all’opera di diversi pontefici. Clemente XIV con la raffinata Sala da Pranzo, Alessandro VII con nuovi ampliamenti e Pio XII con l’apertura ai rifugiati nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale. È qui, infatti, che trovarono asilo oltre 12.000 sfollati. Inoltre, nacquero ben 40 bambini nel letto del papa. Fu una pagina di umanità e compassione tra le più luminose del Novecento.

A impreziosire gli ambienti, c’è una collezione artistica d’eccezione. Si trovano affreschi dei fratelli Zuccari e di Simone Lagi, la Galleria del Bernini decorata da Pier Leone Ghezzi, e dipinti di Salvator Rosa nella Sala dello Scalco. E ancora, c’è il fascino immutato della Sala del Trono con gli antichi arazzi. Oggi questi ambienti, per secoli riservati ai collaboratori papali, sono accessibili grazie alla visione di papa Francesco. Dal 2016, li ha aperti al pubblico. La Sala del Concistoro, la biblioteca, la cappella privata e perfino la camera da letto del pontefice: ogni stanza conserva un frammento di vita e di storia.

Leone XIV sarà il sedicesimo Papa a soggiornare a Castel Gandolfo. Lontano dalla sede storica del potere spirituale, la scelta della più riservata Villa Barberini – con i suoi uliveti, criptoportici, e giardini disegnati nel Seicento – segna un ritorno alla semplicità. Inoltre, riflette una contemplazione e un apprezzamento della bellezza della natura.

Castel Gandolfo non è solo un luogo di preghiera e riposo spirituale. È anche un’oasi dove i pontefici possono concedersi momenti di relax fisico e svago.

Giovanni Paolo II, ad esempio, era un grande appassionato di sport e movimento. Qui fece costruire una piscina. Nei giardini delle ville pontificie si dedicava a camminate con i più stretti collaboratori, tra cui l’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. In seguito Benedetto XVI scelse spesso Castel Gandolfo per le sue passeggiate. Leone XIV potrà utilizzare i campi da tennis, lo sport che più ama.