Con 106 voti a favore, il Senato della Repubblica ha dato il suo secondo via libera al disegno di legge costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Si tratta di un passaggio fondamentale per la riforma della giustizia voluta dal governo, che ora attende l’ultima approvazione definitiva per diventare legge.
Il provvedimento, che modifica l’articolo 104 della Costituzione italiana, mira a distinguere nettamente i percorsi professionali e le funzioni di magistrati giudicanti e requirenti, assegnando a ciascuno consigli superiori autonomi: il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) per i giudici e un nuovo Consiglio Superiore della Procura (CSP) per i pubblici ministeri.
Il voto in Senato è stato preceduto da un intenso dibattito e da forti proteste da parte delle opposizioni, che hanno manifestato il loro dissenso in aula e fuori dal Palazzo Madama. Le critiche si sono concentrate sul timore che la riforma possa indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, in particolare quella inquirente, e che possa portare a una giustizia meno equa.
Tuttavia, il governo ha difeso con forza la riforma. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha accolto con soddisfazione il voto del Senato, definendolo “un passo storico verso una giustizia più equa e trasparente per tutti i cittadini”.
Secondo Meloni, la separazione delle carriere è essenziale per garantire la terzietà del giudice e per eliminare ogni possibile conflitto di interessi o apparenza di parzialità.
Dopo il secondo via libera del Parlamento, il testo della riforma costituzionale dovrà ora affrontare un ulteriore e decisivo passaggio. Per la sua approvazione definitiva, è necessaria una nuova votazione a maggioranza qualificata dei due terzi dei membri di ciascuna Camera, oppure un referendum confermativo qualora non si raggiunga tale maggioranza.
L’introduzione della separazione delle carriere rappresenta uno dei pilastri del programma di riforme del governo e si inserisce in un più ampio progetto di revisione del sistema giudiziario italiano, con l’obiettivo di renderlo più efficiente, rapido e al servizio dei cittadini.
La discussione, tuttavia, è destinata a rimanere accesa, con le opposizioni pronte a dare battaglia anche nelle prossime fasi del processo legislativo.
