Pizzaballa: c’è Cristo sotto le macerie di Gaza




Le parole del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, risuonano come un monito potente e una profonda riflessione spirituale sul dramma che si consuma a Gaza: “C’è Cristo sotto le macerie di Gaza… non è assente da Gaza. È lì, crocifisso nei feriti, sepolto sotto le macerie, presente in ogni gesto di misericordia, in ogni mano che consola, in ogni candela accesa nel buio”.


Queste frasi, cariche di un’intensa spiritualità e di una cruda realtà, ci spingono a guardare oltre le immagini di distruzione e sofferenza per cogliere una dimensione più profonda, quasi mistica, del dolore. Il Cardinale Pizzaballa non si limita a esprimere solidarietà o a condannare le violenze; egli eleva il calvario di Gaza a una moderna via Crucis, dove la figura di Cristo non è un ricordo distante ma una presenza viva e sofferente in ogni vittima innocente.



L’immagine di Cristo “crocifisso nei feriti” evoca immediatamente la passione e la sofferenza. Ogni ferita sui corpi martoriati di Gaza diventa una stigmate, ogni urlo di dolore si trasforma in un eco del Getsemani.



Non è una metafora leggera, ma un’affermazione teologica radicale: nel patire degli ultimi, degli innocenti, si manifesta la continua crocifissione del Cristo. Non è un Dio distante o indifferente, ma un Dio che sceglie di condividere fino in fondo la condizione umana, soprattutto nel suo aspetto più vulnerabile e disperato.



E quando il Cardinale aggiunge “sepolto sotto le macerie”, il richiamo alla morte di Cristo è lampante. Le case distrutte, i palazzi crollati, le vite spezzate sotto tonnellate di detriti diventano il sepolcro dove il Dio della vita sembra giacere inerte. Ma come il sepolcro di Cristo non fu la fine, così anche dalle macerie di Gaza, la fede cristiana suggerisce una speranza di resurrezione, un inno alla vita che si farà strada nonostante tutto.



Tuttavia, il messaggio del Cardinale non è solo di dolore e morte. Egli sottolinea anche una presenza di Cristo ben viva “in ogni gesto di misericordia, in ogni mano che consola, in ogni candela accesa nel buio”. Qui la speranza si fa strada, sottile ma tenace. In mezzo alla distruzione, ogni atto di umanità, ogni soccorso, ogni parola di conforto, ogni luce che si oppone all’oscurità più profonda, diventa un segno della presenza divina. È il Cristo risorto che si manifesta attraverso l’amore e la solidarietà umana.



Questi gesti, spesso piccoli e silenziosi, sono la prova che la speranza non è completamente estinta. Sono la testimonianza che, anche nel cuore dell’inferno, la compassione umana può farsi ponte e via di salvezza. Sono la luce che si accende contro l’oscurità più fitta, un barlume di fede in un futuro in cui la pace possa finalmente prevalere sulla violenza.



Le parole del Cardinale Pizzaballa sono un forte richiamo alla coscienza collettiva. Ci invitano a non distogliere lo sguardo, a non anestetizzare la nostra sensibilità di fronte all’orrore, ma a cercare la presenza del sacro anche nel profano, del divino nel sofferente. Ci ricordano che la via per la pace non può prescindere dalla compassione e dalla capacità di riconoscere l’umanità, e la presenza di Dio, in ogni persona, specialmente in chi soffre.