Tajani commenta l’accordo sui dazi tra USA e UE: “Il 15% è alto ma gestibile. Meglio un’intesa parziale che una guerra commerciale totale”.
Dazi USA-UE, Tajani rassicura le imprese italiane: “Il 15% è alto ma sostenibile. Evitata una crisi peggiore”
Roma – “Un dazio del 15% è certamente elevato, ma è comunque sostenibile. Il rischio era ritrovarsi in uno scenario molto peggiore”. Con queste parole il ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto dalla Farnesina. Si è rivolto alle imprese italiane nel corso di un incontro dedicato al commercio estero e alle relazioni economiche transatlantiche.
Il commento arriva all’indomani della conclusione dell’accordo provvisorio sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea. Questo accordo è frutto di una lunga e delicata trattativa. Sono stati coinvolti sia i rappresentanti politici che le associazioni di categoria, in un momento particolarmente sensibile per il commercio internazionale.
Accordo parziale ma necessario: “Meglio un compromesso che una guerra commerciale”
Tajani ha sottolineato che, pur non trattandosi di una soluzione ideale, l’intesa raggiunta rappresenta una forma di contenimento del danno. “Siamo consapevoli delle difficoltà che un dazio del 15% può comportare per alcune filiere produttive. Tuttavia, sarebbe stato molto peggio trovarsi in un’escalation incontrollata di barriere commerciali. Con questo accordo, evitiamo il rischio di una vera e propria guerra commerciale con gli Stati Uniti”.
Secondo quanto emerso, il compromesso raggiunto dovrebbe scongiurare l’applicazione di tariffe più elevate. Queste tariffe erano inizialmente ipotizzate anche superiori al 25%, con gravi conseguenze su export agroalimentare, automotive e beni di lusso europei.
Focus sui settori chiave: “Includere farmaceutico e vini sarebbe utile per tutti”
Il ministro ha poi auspicato un ulteriore ampliamento dell’accordo: “Mi auguro che alla fine si riesca a includere anche il settore farmaceutico e quello dei vini. Questi sono due comparti fondamentali per il nostro export. Sarebbe una mossa utile per tutti, sia per l’economia italiana che per i partner americani”.
In effetti, il vino italiano rappresenta una delle voci principali dell’export agroalimentare verso gli Stati Uniti. Inoltre, negli ultimi anni è stato più volte minacciato da misure protezionistiche. Anche il settore farmaceutico, in forte crescita in Italia, è particolarmente sensibile a questioni doganali e normative.
Trattative ancora in corso: “Restano da definire i dettagli”
Nonostante l’intesa sia stata raggiunta a livello politico, Tajani ha chiarito che le trattative tecniche sono ancora aperte. In particolare, queste trattative riguardano le modalità di applicazione dei dazi, le tempistiche e le eventuali esenzioni settoriali.
“La trattativa è ancora in corso sui dettagli”, ha ribadito il ministro. “È importante mantenere il dialogo aperto e costruttivo con Washington, perché la stabilità commerciale tra Europa e Stati Uniti è un interesse strategico comune”.
Imprese italiane in ascolto: “Serve stabilità e visione a lungo termine”
L’incontro alla Farnesina ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti del mondo imprenditoriale. Erano presenti soprattutto settori coinvolti direttamente nel commercio extra-UE. La posizione espressa da Tajani è stata accolta con cautela: da un lato il sollievo per l’evitata escalation, dall’altro la preoccupazione per i margini di competitività. Infatti, un dazio anche se moderato può comunque intaccare la competitività.
Molti imprenditori chiedono al governo una maggiore protezione sui mercati strategici, un piano export a lungo termine e un presidio costante nei tavoli diplomatici. In questo senso, l’attivismo della Farnesina viene considerato positivo, ma servono risultati concreti anche sul piano tariffario e normativo.
Conclusione: equilibrio fragile ma necessario
L’accordo sui dazi con gli Stati Uniti rappresenta un compromesso fragile ma necessario. Tajani, in linea con la posizione dell’Unione Europea, invita alla prudenza e alla responsabilità. Egli è consapevole che la stabilità del commercio internazionale è oggi una condizione essenziale per la tenuta dell’economia italiana.
In un mondo segnato da tensioni geopolitiche, guerra dei semiconduttori, instabilità valutaria e crisi energetiche, ogni apertura diplomatica è un’occasione da cogliere. Inoltre, per le imprese italiane, mantenere attivi i canali con gli Stati Uniti significa difendere miliardi di euro di export e decine di migliaia di posti di lavoro.