Il benessere sessuale è sempre stato caratterizzato da stereotipi, cliché e tabù che creano dei limiti all’espressione di un individuo.
A volte a mancare è un approccio consapevole verso questa sfera della propria esistenza. Essa è parte del nostro essere ma spesso è vissuta con vergogna. Questo tipo di emozione lo si riscontra maggiormente nelle donne. Queste fanno ancora fatica ad esprimere liberamente i propri desideri e bisogni. A ciò si aggiunge che in Italia si assiste ad una carente educazione sessuale nei confronti delle nuove generazioni.
Purtroppo ancora oggi la maggior parte delle informazioni inerenti la sessualità viene fornita da canali. Questi spesso e volentieri diffondono una realtà distorta del sesso. Inoltre, promuovono standard irraggiungibili dove non c’è connessione emotiva e nemmeno reciprocità.
La fruizione senza freni della pornografia sta diffondendo una sessualità performativa e prestazionale. Questo non fa altro che aumentare la diffusione di stereotipi, tabù e cliché. Sull’argomento ne facciamo chiarezza con la Dottoressa Martina Truppo, psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale di Unobravo.

Dottoressa Truppo, perché si prova ancora vergogna a parlare di piacere sessuale, soprattutto quello femminile?
Perché il piacere sessuale femminile è stato, per secoli, oscurato, negato, perfino medicalizzato. Il corpo delle donne è storicamente visto più come luogo di dovere che di desiderio. Ancora oggi, molte donne non sono cresciute in contesti. In questi, il piacere veniva riconosciuto come parte della loro identità. Invece, viene percepito come qualcosa da “contenere”, “nascondere” o vivere con senso di colpa.
La vergogna nasce spesso da un’educazione che ha silenziato il corpo, e si alimenta nel confronto con modelli di sessualità standardizzati, spesso irraggiungibili.
Che ruolo hanno ancora oggi gli stereotipi e i tabù riguardo al sesso?
Un ruolo enorme, anche se spesso agiscono in modo sottile. Gli stereotipi ci dicono come “dovrebbe” essere una vita sessuale appagante, quali ruoli dovrebbero avere donne e uomini nel letto. Inoltre, quale frequenza è “normale” e quale desiderio è “giusto”.
Il problema è che quando la realtà non combacia con l’ideale, le persone iniziano a sentirsi sbagliate. In terapia questo si traduce in senso di inadeguatezza, frustrazione, silenzi.
I tabù, invece, sono come muri invisibili: non si vedono, ma bloccano la comunicazione. Parlare apertamente di sesso, desideri, limiti, fantasie dovrebbe essere naturale nelle coppie e invece è spesso il grande non detto. E dove non si parla, si finisce col fraintendere, soffrire, isolarsi.
Quanto la salute mentale di un individuo influenza il benessere sessuale?
Profondamente. La sessualità non è mai un’isola a sé. Essa è interconnessa con il nostro mondo emotivo, relazionale, corporeo. Un individuo che si sente stressato, ansioso, depresso, difficilmente riuscirà ad accedere al piacere in modo libero e spontaneo. Allo stesso modo, bassa autostima, senso di inadeguatezza, difficoltà a esprimere bisogni e confini possono compromettere la qualità della vita sessuale. La terapia, in questi casi, aiuta a riconnettere mente e corpo, emozioni e desiderio. Tale approccio permette alla sessualità di tornare a essere un luogo sicuro, creativo e vitale.
La diffusione dilagante della pornografia è positiva o negativa per il benessere sessuale?
Dipende. La pornografia in sé non è né buona né cattiva: il punto è come viene usata e con quale consapevolezza.
Per alcune persone può rappresentare uno spazio di esplorazione, stimolo erotico o scoperta. Per altre, però, diventa un modello totalizzante e distorto di sessualità. La pornografia mainstream propone scenari che spesso non contemplano reciprocità, intimità o diversità di corpi e desideri.
I giovani, in particolare, rischiano di considerarla come unica forma di educazione sessuale. Questo può generare aspettative irrealistiche, senso di prestazione, ansia e difficoltà a vivere il sesso reale. La sessualità vissuta realmente è fatta di imperfezioni, emozioni e imprevisti.
Si assiste sempre di più all’interno delle coppie ad una sorta di solitudine emotiva e sessuale. Da cosa dipende?
Da molti fattori. Viviamo in una società che ci spinge a essere performanti, anche nell’amore. Ciò include il dover essere partner perfetti, genitori presenti, amanti appassionati. Tuttavia, nessuno ci insegna a fermarci e dire: “Io in questo momento mi sento distante”, oppure “Ho bisogno di più tenerezza”. La solitudine in coppia nasce quando il dialogo si svuota. Questa si manifesta quando si smette di cercarsi e la vicinanza fisica non corrisponde a una reale intimità emotiva. Riconoscerlo è già un atto d’amore verso sé stessi e l’altro.
Quando è il caso di chiedere aiuto ad un professionista?
Quando ci si sente bloccati, confusi, frustrati. Quando il corpo non risponde più come prima. Quando i silenzi diventano pesanti. Quando ci si sente soli, anche in due.
Non bisogna aspettare che una crisi esploda per chiedere supporto. La psicologia non è solo cura, è anche prevenzione. Essa rappresenta uno spazio per ascoltarsi e conoscersi meglio. Un buon percorso può aiutare a sciogliere i nodi relazionali e a riconnettersi al proprio desiderio. Inoltre, favorisce vivere la sessualità con maggiore libertà e autenticità.
Riguardo alle nuove generazioni, qual è il ruolo dei genitori nello sviluppo della sessualità?
I genitori hanno un ruolo fondamentale. Non tanto per “spiegare il sesso” nei dettagli tecnici, quanto per creare un contesto in cui corpo, emozioni e relazione siano nominati senza paura o vergogna. I bambini e gli adolescenti imparano. Essi acquisiscono molto più da come vedono vissuta l’intimità e la comunicazione in famiglia. Le lezioni esplicite sono meno influenti. Essere disponibili all’ascolto, usare il linguaggio giusto per ogni età, non ridicolizzare né colpevolizzare e rispondere anche quando le domande mettono a disagio sono fondamentali. Tutto questo contribuisce a costruire adulti più consapevoli e capaci di vivere una sessualità libera, rispettosa e gioiosa.














