Eiland : “Gaza sarebbe il nostro Vietnam”

Il conflitto tra Israele e Hamas è giunto a un punto di non ritorno, con il generale israeliano Giora Eiland, ex capo della sicurezza nazionale, che si fa portavoce di una linea critica nei confronti della strategia del governo di Benjamin Netanyahu.



In un’intervista esclusiva, Eiland svela le sue preoccupazioni e le ragioni per cui, a suo parere, Israele si sta avviando verso un “Vietnam” a Gaza.
L’occupazione di Gaza è un orizzonte nero.


Eiland non usa mezzi termini per descrivere la situazione attuale. Secondo lui, la volontà di Netanyahu di occupare l’intera Striscia di Gaza per costringere Hamas alla resa è un errore strategico fatale.

L’esercito, pur avendo accettato un compromesso per il controllo di Gaza City, non è d’accordo con un’occupazione totale, che trasformerebbe il conflitto in un “massacro”.

Il generale sottolinea che un’espansione territoriale in aree densamente popolate non farebbe altro che aumentare le vittime civili. Di conseguenza, favorirebbe Hamas e la sua propaganda.

Eiland traccia un parallelo storico inquietante tra la situazione attuale e l’episodio di Mussolini. Il quale, nonostante il parere contrario di Badoglio, impose la fallimentare missione greca.

Questo esempio, secondo Eiland, dimostra come l’ignorare i consigli dei vertici militari da parte dei leader politici porti inevitabilmente alla sconfitta.

La tensione interna in Israele, l’ostilità della comunità internazionale e il conflitto con l’Iran, che per ora è stato rinviato, sono tutti fattori che contribuiscono a rendere la situazione estremamente precaria.

Gli ostaggi sono il nervo scoperto del popolo israeliano. Sebbene il 70% degli israeliani e il 90% dei militari vogliano il ritiro da Gaza in cambio della liberazione di tutti i prigionieri,

Netanyahu non può accettare questa soluzione. L’ammissione di aver sbagliato e la conseguente caduta della maggioranza sono un prezzo che il premier non è disposto a pagare.

La sua unica via d’uscita è l’escalation militare, nonostante lo sfinimento dei soldati, i costi economici e il biasimo internazionale.



L’opposizione israeliana, pur volendo la fine della guerra, è ostaggio delle regole democratiche che impediscono di far cadere un governo con una maggioranza solida. Eiland rivela inoltre un retroscena sul rapporto tra Netanyahu e l’ex presidente americano Donald Trump. Quest’ultimo avrebbe dato al premier israeliano “carta bianca”, con la riserva di condividere l’eventuale successo, ma di lasciarlo solo in caso di fallimento. Una mossa, secondo il generale, che non ha giovato a Israele.



La carestia a Gaza e le accuse a Eiland
Eiland respinge fermamente le accuse di essere il responsabile della carestia a Gaza, legata al suo piano di evacuazione dei civili. Sostiene che il suo piano, se fosse stato adottato due anni fa, avrebbe evitato le vittime civili.

La situazione attuale, spiega, è dovuta al blocco degli aiuti alimentari imposto quattro mesi fa. Inoltre, al caos nella distribuzione organizzato da Hamas, che sfrutta la carestia per aumentare la pressione internazionale su Israele.



Il riconoscimento dello Stato palestinese da parte di molti Paesi, in particolare in Europa, viene visto da Eiland come una “punizione” per Israele, non come una soluzione al conflitto. Egli giudica questa mossa “stupida” e sottolinea che l’unico Stato palestinese finora realizzato è la Gaza di Hamas.

Per quanto riguarda le sanzioni, Eiland ritiene che, nonostante gli annunci, ci sia un divario tra le intenzioni e la loro messa in pratica. Anche se riconosce che la preoccupazione è forte e alcune aziende hanno già interrotto i rapporti con Israele.





Infine, il generale si sofferma sul dramma dei giornalisti uccisi a Gaza. Pur riconoscendo che Israele dovrebbe far entrare i reporter stranieri, Eiland sostiene che alcuni dei giornalisti uccisi fossero anche attivisti di Hamas. Alcuni di loro avrebbero partecipato all’attacco del 7 ottobre.

Una dichiarazione che solleva un’ulteriore controversia nel già complesso scenario del conflitto.