Gaza, allarme Onu: la crisi alimentare e la “guerra” di propaganda






Gaza, stremata da mesi di conflitto, si trova sull’orlo di una catastrofe umanitaria.




Le agenzie delle Nazioni Unite, in particolare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Programma Alimentare Mondiale (PAM), hanno lanciato un allarme gravissimo, descrivendo la situazione come “al punto di rottura”.




La fame sta colpendo in modo indiscriminato, con particolare ferocia i più vulnerabili: i bambini. I rapporti da Gaza parlano di malnutrizione acuta e di un sistema sanitario collassato, incapace di gestire l’emergenza.





Mentre le testimonianze e i dati delle organizzazioni umanitarie dipingono un quadro disperato, Israele risponde con una massiccia campagna di comunicazione.



L’esercito israeliano (IDF) e il governo hanno intensificato la loro presenza sui social media, diffondendo video e immagini che mostrano un flusso costante di aiuti umanitari in entrata a Gaza.



Questi spot, spesso ben prodotti e virali, intendono contrastare il racconto della crisi, etichettandolo come “falso” e “propaganda di Hamas”. L’obiettivo è presentare un’immagine di Israele impegnato a fornire assistenza alla popolazione civile, nonostante le accuse di aver bloccato o rallentato l’ingresso dei convogli.




Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) non si limita a denunciare la crisi, ma lancia anche un appello urgente. La richiesta principale è quella di riattivare la rete di distribuzione alimentare all’interno della Striscia.



A causa dei bombardamenti e della distruzione delle infrastrutture, i meccanismi di distribuzione si sono interrotti, rendendo impossibile far arrivare il cibo anche quando questo riesce a entrare a Gaza. Il PAM chiede corridoi sicuri per il personale umanitario e la protezione dei magazzini e dei punti di distribuzione, elementi essenziali per scongiurare una carestia su vasta scala.




La contrapposizione tra il grido d’allarme delle organizzazioni internazionali e la narrazione di Israele evidenzia come il conflitto si combatta non solo sul campo, ma anche a colpi di comunicati e video sui social, in una battaglia per il controllo dell’opinione pubblica globale.