Un Atto di Fede e Resistenza a Gaza





La comunità religiosa di Gaza City ha inviato un messaggio forte e chiaro al mondo, una dichiarazione di resistenza che risuona ben oltre i confini della Striscia. Nonostante l’ordine di evacuazione emesso dall’esercito israeliano, destinato ai sacerdoti e alle suore cattolici e ortodossi, la loro risposta è stata unanime e inequivocabile: “Abbiamo deciso di restare a Gaza.”




Gli ordini, definiti come “passaporti per la salvezza”, hanno intimato ai religiosi dei complessi della Sacra Famiglia e di San Porfirio di abbandonare la città e dirigersi verso sud, nelle aree di Deir al-Balah e al-Mawasi.



Sebbene l’occupazione le abbia dichiarate “aree umanitarie”, i residenti le descrivono con verità come “aree di sterminio”, un monito della precarietà e del pericolo insiti in un tale spostamento.


Il rifiuto dei religiosi si fonda su tre pilastri inamovibili:
Protezione dei Vulnerabili: Le chiese non sono solo luoghi di culto, ma rifugi per centinaia di anziani, bambini e persone con disabilità, molti dei quali non sono in grado di affrontare un viaggio così pericoloso. Abbandonarli significherebbe condannarli.



Sicurezza dei Corridoi: Le strade verso il sud sono state teatro di bombardamenti continui e sono prive di ogni forma di assistenza. La presunta “salvezza” dell’evacuazione è in realtà una condanna a morte quasi certa.




Solidarietà con la Popolazione: I religiosi hanno rifiutato di essere trattati come una minoranza privilegiata, da estrarre e separare dal resto della popolazione palestinese. La loro scelta è una netta dimostrazione di solidarietà, una decisione di condividere fino in fondo il destino di ogni abitante di Gaza, senza eccezioni né privilegi.



La decisione di rimanere non è solo un atto di disobbedienza civile, ma un profondo atto di fede e un messaggio di resistenza. In un mondo che osserva con disperazione il conflitto, la scelta dei religiosi di Gaza testimonia una fede che si manifesta attraverso l’azione, un’incrollabile convinzione che la vera salvezza non risiede nella fuga, ma nella condivisione del destino della propria comunità, nella sua ora più buia.