La presenza di Massimo D’Alema alla parata militare di Pechino, in occasione dell’ottantesimo anniversario della vittoria cinese nella Seconda guerra mondiale, ha acceso un acceso dibattito politico in Italia.
L’ex presidente del Consiglio, intervistato da una televisione cinese, ha auspicato che “da Pechino venga un messaggio di pace”, ma le sue parole e la cornice dell’evento hanno suscitato reazioni contrastanti.
Con occhiali da sole e maglioncino sulle spalle, D’Alema ha dichiarato:
“È importante ricordare la lotta eroica del popolo cinese, così importante non solo per la Cina ma per tutta l’umanità per la sconfitta del nazismo e del fascismo. Viviamo un momento difficile nelle relazioni internazionali, io spero che qui da Pechino venga un messaggio per la pace, per la cooperazione, per il ritorno di uno spirito di amicizia fra tutti i popoli e per porre fine alle guerre che insanguinano diversi Paesi del mondo”.
Il video dell’intervista, sottotitolato in cinese, è diventato virale sui social, amplificando le reazioni politiche.
Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha definito la partecipazione di D’Alema “gravissima”, accusandolo di omaggiare leader autoritari come Putin, Kim Jong-un e Xi Jinping in un momento in cui “ragazzi muoiono in Ucraina per difendere la loro e la nostra libertà”.
Galeazzo Bignami (Fratelli d’Italia) ha rincarato la dose, parlando di “inaccettabile presenza” e denunciando il rischio di legittimare un “nuovo ordine mondiale” ostile ai valori occidentali. Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha ironizzato: “A volte i fantasmi del passato ritornano”.
Non sono mancate le difese. Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) ha lodato D’Alema per non essersi “allineato con la nuova guerra fredda con la Cina che gli USA ci vogliono imporre”. Anche Stefano Fassina ha apprezzato il gesto, definendo D’Alema “tra i pochi con consapevolezza della Storia e il coraggio di parlare”.
La parata, che ha visto la partecipazione di leader come Xi Jinping, Vladimir Putin e Kim Jong-un, è stata interpretata da molti osservatori come una manifestazione del nuovo asse geopolitico orientato contro l’Occidente. La presenza di D’Alema, che mantiene legami economici con la Cina attraverso attività imprenditoriali e consulenze strategiche, ha sollevato interrogativi sul confine tra diplomazia, affari e rappresentanza politica.