Il conflitto tra Israele e Hamas ha raggiunto un nuovo punto critico con l’ingresso delle forze israeliane nel cuore di Gaza City.
Secondo fonti locali e internazionali, carri armati dell’IDF (Forze di Difesa Israeliane) hanno fatto irruzione in via Al-Jalaa, una delle arterie principali della città, segnando l’inizio di una massiccia operazione terrestre denominata Carri di Gedeone II.
Attacchi coordinati: terra e cielo
L’avanzata dei tank è stata accompagnata da intensi attacchi aerei e operazioni con droni ed elicotteri Apache. Le forze israeliane hanno colpito obiettivi ritenuti strategici, tra cui torri residenziali e infrastrutture sospettate di ospitare miliziani di Hamas. Le immagini diffuse mostrano macerie e distruzione nei quartieri di Rimal e del Porto di Gaza, dove l’IDF aveva lanciato avvertimenti urgenti alla popolazione civile per evacuare.
Obiettivi militari e strategici
Secondo le autorità israeliane, l’operazione mira a smantellare le strutture di Hamas e liberare gli ostaggi israeliani. Fonti palestinesi riferiscono che il gruppo islamista avrebbe trasferito gli ostaggi dai tunnel sotterranei in superficie, in case e tende, nel tentativo di ostacolare l’avanzata israeliana.
Crisi umanitaria in corso
L’escalation ha provocato un esodo di massa: oltre 300.000 palestinesi hanno abbandonato Gaza City nelle ultime 24 ore, cercando rifugio nelle zone meridionali della Striscia come Khan Younis e Deir al-Balah. Le organizzazioni umanitarie lanciano l’allarme: la popolazione civile è intrappolata tra le macerie, con accesso limitato a cibo, acqua e cure mediche.
Reazioni internazionali
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione. L’ONU ha chiesto moderazione da entrambe le parti, mentre alcuni Paesi arabi hanno convocato vertici straordinari per discutere l’escalation. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito il sostegno a Israele, ma ha anche invitato alla cautela, sottolineando il ruolo del Qatar come alleato strategico nella regione.














