Le voci di due figure centrali della politica europea, Mario Draghi e Ursula von der Leyen, si uniscono in un accorato appello all’azione.
Il loro messaggio è chiaro: l’inazione sta minacciando non solo la competitività economica dell’Unione Europea, ma anche la sua stessa sovranità nel contesto globale.
Il monito di Draghi: “L’inazione minaccia la sovranità”
A un anno dalla pubblicazione del suo rapporto sulla competitività, l’ex Presidente della BCE, Mario Draghi, ha ribadito con forza che la situazione non è migliorata, ma è anzi diventata “più difficile”. La sua analisi è cruda e diretta: l’Europa non può più permettersi di rimanere inerte di fronte alle sfide economiche globali, dall’ascesa delle potenze asiatiche alle politiche protezionistiche di altri blocchi economici.
L’inazione, secondo Draghi, non è solo una perdita di opportunità, ma una vera e propria erosione del potere europeo, che rischia di trasformare l’Unione in un attore secondario sulla scena internazionale.
Draghi ha sottolineato come la frammentazione del mercato interno, la burocrazia eccessiva e la mancanza di investimenti su larga scala stiano indebolendo le imprese europee.
Il suo rapporto indicava la necessità di un’azione coordinata per unificare i mercati dei capitali, sostenere l’innovazione tecnologica e garantire una transizione energetica che non penalizzi l’industria. Tuttavia, la lentezza delle risposte politiche ha generato il timore che l’UE non stia cogliendo la gravità del momento.
Von der Leyen: “La routine non basta più, l’Ue deve agire”
Le parole di Mario Draghi trovano eco in quelle della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
La sua dichiarazione, “La routine non basta più, l’Ue deve agire”, conferma che anche a livello istituzionale si avverte la necessità di un cambio di passo radicale. Von der Leyen ha riconosciuto che l’approccio tradizionale, basato su compromessi lenti e graduali, non è più adeguato per affrontare le sfide attuali, dalla concorrenza tecnologica alla sicurezza energetica.
L’UE, per mantenere il suo ruolo di potenza economica e geopolitica, deve investire in settori strategici come l’intelligenza artificiale, le biotecnologie e le tecnologie “green”. L’azione richiesta non è solo di natura legislativa, ma anche finanziaria e politica, con un maggiore coordinamento tra gli Stati membri e la creazione di strumenti comuni che superino le logiche nazionali.
La competitività come pilastro della sovranità
Il filo conduttore che unisce le due visioni è il legame inscindibile tra competitività economica e sovranità. Una nazione o un’unione di nazioni che non è in grado di produrre beni e servizi competitivi a livello globale, che dipende da altri per le sue forniture energetiche o per le tecnologie strategiche, perde inevitabilmente la sua autonomia decisionale.
Le parole di Draghi e von der Leyen suonano come un ultimo avvertimento. Se l’Europa non riuscirà a sbloccare il suo potenziale economico, accelerando le riforme e investendo coraggiosamente nel futuro, rischierà di vedere la sua influenza diminuire progressivamente.
La sfida è quella di trasformare le parole in azioni concrete e dimostrare che l’Unione è in grado di rispondere con rapidità ed efficacia alle sfide di un mondo in continua e rapida evoluzione.













