Un grido d’allarme risuona dal settore metalmeccanico. La Fiom-Cgil lancia pesanti accuse nei confronti di Stellantis, parlando apertamente di una vera e propria “fuga” del gruppo automobilistico dall’Italia e denunciando un drastico peggioramento delle condizioni occupazionali e produttive nel Paese.
Secondo i dati diffusi dal sindacato, in soli quattro anni, l’organico di Stellantis (ex FCA) in Italia si sarebbe ridotto di circa 9.600 dipendenti. Una contrazione massiccia che, per la Fiom, è il sintomo più evidente di una strategia aziendale che sta progressivamente declassando la centralità delle sedi e degli stabilimenti italiani.
Il dramma occupazionale si accompagna a un altrettanto grave crollo della produzione di veicoli. Il sindacato evidenzia un trend negativo di lungo periodo: nell’arco degli ultimi vent’anni, la produzione di auto nel Paese sarebbe diminuita di ben 520.000 unità a regime annuo.
Questi numeri, secondo la Fiom, non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. La progressiva diminuzione dei volumi produttivi, unita ai continui ricorsi agli ammortizzatori sociali e agli esodi incentivati, dipingerebbe un quadro di declassamento industriale dell’Italia all’interno delle strategie globali di Stellantis.
La segreteria nazionale della Fiom ha sottolineato come la mancanza di investimenti significativi su nuovi modelli e la lentezza nella riconversione verso l’elettrico (laddove non ci sia addirittura lo smantellamento di alcune attività) stiano mettendo a rischio intere comunità territoriali che da decenni vivono di indotto auto.
“Non possiamo assistere inermi a questo lento e inesorabile declino,” ha dichiarato un rappresentante sindacale. “È ora che il Governo batta un colpo e convochi urgentemente l’azienda per pretendere un piano industriale chiaro, che garantisca volumi, investimenti e, soprattutto, l’occupazione nel nostro Paese. Il futuro dell’automotive italiano è a rischio.”
La Fiom chiede dunque l’immediata apertura di un tavolo di crisi istituzionale che possa imporre a Stellantis l’impegno a mantenere e rilanciare l’attività produttiva, scongiurando un ulteriore impoverimento del tessuto industriale italiano.