Il piano di pace in 20 punti per la Striscia di Gaza, presentato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump insieme al Premier israeliano Benjamin Netanyahu, è giunto al momento cruciale: l’accettazione da parte di Hamas.
Con un ultimatum dai toni perentori, Trump ha concesso al gruppo palestinese un breve lasso di tempo per dare una risposta definitiva. Intanto, da Gaza filtrano segnali di una possibile svolta.
Il Presidente Trump ha chiarito che Hamas ha “tre o quattro giorni” per accettare la sua proposta per un cessate il fuoco e una risoluzione post-bellica a Gaza. “Se Hamas non accetta il piano”, ha ammonito Trump, “sperimenterà l’inferno”. Questa scadenza perentoria mira a forzare una decisione. Il conflitto si trascina da quasi due anni dall’attacco del 7 ottobre 2023.
Nonostante l’approccio rigido, il leader americano ha espresso un’ottimistica visione storica dell’accordo. Ha dichiarato: “Potrebbe esserci un accordo in Medio Oriente che non si verificava da 3mila anni”. Una dichiarazione seguita da una nota di sarcasmo sulle possibilità di riconoscimento personale: “ma non avrò il Nobel per la pace”, ha chiosato Trump, alludendo al fatto che la sua proposta non è stata accolta con l’entusiasmo unanime tipico di tali riconoscimenti.
Nonostante la prima reazione di un funzionario di Hamas che definiva il piano come sbilanciato verso la prospettiva israeliana, i recenti sviluppi indicano un cauto avvicinamento al sì da parte del gruppo. Fonti arabe, tra cui Sky Arabia e CBS, hanno riportato che Hamas è “vicina” o “orientata” ad accettare il piano. Il gruppo ha confermato di aver avviato le consultazioni sulla proposta di Trump, con l’obiettivo principale di porre fine alla guerra.
Mentre l’Amministrazione USA spinge per la conclusione dell’accordo, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu ha messo in chiaro le condizioni di Israele. Questo avviene anche dopo aver espresso il suo sostegno al piano in 20 punti. Netanyahu ha ribadito che il piano “soddisfa i nostri obiettivi di guerra”, tra cui lo smantellamento delle capacità militari e del governo politico di Hamas.
Il punto cruciale riguarda la sicurezza futura di Gaza. Netanyahu ha specificato che Israele “manterrà la responsabilità della sicurezza”. Inoltre, l’IDF (Forze di Difesa Israeliane) “resterà nella maggior parte di Gaza” anche dopo la conclusione dell’accordo. Questo rifiuta il completo disimpegno e si scontra con l’ambiguità del piano sulla futura statualità palestinese. Lo stesso Netanyahu ha escluso tale statualità.
Nel frattempo, gli sforzi diplomatici per convincere Hamas proseguono. Il Qatar, che svolge un ruolo di mediazione cruciale, ha annunciato un nuovo incontro questa sera con Hamas e la Turchia.
L’incontro è fondamentale per esaminare in modo “responsabile” la proposta. Inoltre, si mira a spingere il gruppo ad accettare i termini, che prevedono, tra l’altro, il disarmo di Hamas e il rilascio di tutti gli ostaggi entro 72 ore dall’inizio del cessate il fuoco.