Negli ultimi giorni siamo stati assorbiti da ricorrenze come Halloween, la Giornata di Ognissanti e quella di Commemorazione dei defunti che si celebra il 2 Novembre di ogni anno. Queste ricorrenze inevitabilmente hanno a che fare con la tematica del dolore legata ad un lutto o alla perdita di una persona cara.
Affrontare il dolore di un lutto è un’esperienza che può rivelarsi davvero difficile da affrontare e non solo in occasione delle trascorse ricorrenze. Una cosa è certa, il dolore non va assolutamente represso ma accolto e ascoltato. ce lo conferma anche Alessandra Bitelli, pedagogista e coach, autrice de “Il primo romanzo utile del coaching” che ne affronta la tematica e ci fornisce dei preziosi e validi suggerimenti per affrontare il dolore nel migliore dei modi partendo dall’ascolto autentico delle proprie emozioni seppur dolorose e angoscianti per imparare a gestirle. Da questi consigli abbiamo l’ulteriore conferma di quanto il dolore sia parte inevitabile del nostro vivere e richiede tempo, pazienza, accettazione.
I sette suggerimenti della coach
- Accetta che torni il dolore
Non è una regressione, ma un segnale di memoria viva. Il dolore non passa, cambia forma
- Concediti tempo e silenzio
Viviamo in una società che pretende di guarire in fretta. Fermarsi non è debolezza, è una forma di rispetto verso se stessi e chi non c’è più.
- Non evitare i ricordi
Ogni oggetto o gesto quotidiano può riaccendere l’assenza. Accoglierlo aiuta a dare continuità alla relazione, anche se mutata.
- Non sentirti in colpa
È naturale chiedersi se si sarebbe potuto fare di più, ma la colpa è un tentativo di dare senso a ciò che non ne ha.
- Non fingere di stare bene per gli altri
La tristezza ha una scadenza sociale. Ma il dolore non si misura in giorni: ha bisogno di spazio, non di giudizio.
- Accetta la solitudine, ma non l’isolamento
La solitudine del lutto è inevitabile, l’isolamento no. Parlare di chi non c’è più non è pesare “sugli altri, ma tenerlo vivo nel ricordo”.
- Riconosci ciò che resta
“Il lutto insegna a vedere oltre la mancanza fisica. L’amore vero non consola, accompagna. È ciò che rimane, anche quando tutto sembra scomparire”.