Addio a Giorgio Forattini, il re della vignetta e della satira italiana



Si è spento a Milano il 4 novembre 2025, Giorgio Forattini, maestro indiscusso della satira politica italiana, lasciando un vuoto profondo nel giornalismo e nella cultura del Paese.

Nato a Roma il 14 marzo 1931, Forattini ha attraversato oltre cinquant’anni di storia nazionale con una matita affilata e uno sguardo sempre lucido, ironico, spesso feroce.

Dopo il liceo classico e una serie di lavori saltuari — da operaio a rappresentante — Forattini entrò nel mondo del giornalismo quasi per caso, vincendo nel 1971 un concorso per disegnatori indetto da Paese Sera. La sua prima vignetta di rilievo, pubblicata nel 1974, raffigurava Amintore Fanfani come un tappo che saltava da una bottiglia di spumante con l’etichetta “NO”, all’indomani della vittoria del referendum sul divorzio.

Forattini ha collaborato con alcune delle testate più importanti del panorama italiano:
– Panorama, con cui mantenne un rapporto costante per decenni
– La Repubblica, dove fu firma di punta fin dai primi anni e ideatore dell’inserto Satyricon nel 1979
– Il Male, rivista satirica che diresse con spirito provocatorio
– La Stampa, Il Giornale, QN, L’Espresso — tutte arricchite dalle sue illustrazioni quotidiane.

Con oltre 14.000 vignette, Forattini ha ritratto e pungolato i protagonisti della Prima e della Seconda Repubblica: da Andreotti a Craxi, da Berlinguer a D’Alema, da Agnelli ai Papi. Le sue caricature non erano semplici disegni, ma editoriali visivi, capaci di sintetizzare in pochi tratti il grottesco, il paradosso e la verità del potere.

Dietro il tratto pungente, Forattini ha lasciato una lezione profonda: la satira non è solo ironia, ma un atto politico e umano. Ridere, per lui, significava scuotere, non rilassare. La sua eredità vive nella capacità di osservare il potere con occhi critici, di trasformare la cronaca in teatro, e di fare della matita uno strumento di libertà.

Giorgio Forattini non è stato solo un disegnatore: è stato un interprete della coscienza collettiva, un testimone caustico e appassionato dell’Italia repubblicana.