Manovra al traguardo tra le tensioni: Giorgetti blinda i conti, spunta il nodo pensioni



La Legge di Bilancio 2026 arriva alle battute finali in un clima di estrema tensione politica e incertezza economica. Tra voti notturni, emendamenti dell’ultimo minuto e smentite categoriche, il governo cerca di chiudere la partita entro i termini stabiliti, affrontando però una navigazione tutt’altro che serena.



Al centro della scena resta il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Nelle ultime ore si erano rincorse voci insistenti su possibili dimissioni del titolare del MEF, alimentate da presunti attriti con la coalizione riguardo alla rigidità dei saldi di bilancio.

La smentita è arrivata secca e decisa: “Non mi dimetto”, ha chiarito Giorgetti ai cronisti, ribadendo la necessità di una manovra improntata alla prudenza per rassicurare i mercati e rispettare i nuovi parametri del Patto di Stabilità europeo. Il Ministro ha però ammesso che la mediazione tra le richieste dei partiti e le disponibilità reali è stata “estenuante”.

Il testo della manovra ha subito modifiche sostanziali nelle commissioni parlamentari, introducendo elementi che hanno fatto discutere:
Sarebbe emersa una nuova revisione delle aliquote di rivalutazione per le pensioni più alte, unitamente a un irrigidimento dei criteri per alcune forme di uscita anticipata. L’obiettivo è chiaro: contenere la spesa previdenziale nel medio periodo.

Ha sorpreso l’inserimento di una norma definita dalle opposizioni come un “mini-condono” edilizio o fiscale (a seconda delle interpretazioni tecniche degli emendamenti), volta a recuperare gettito immediato per coprire altre misure sociali, come il taglio del cuneo fiscale.

Un momento di nota è stata la visita del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, nelle commissioni competenti. Un passaggio non scontato, volto a ringraziare i parlamentari per il lavoro svolto in condizioni di grande pressione temporale. Sebbene formalmente istituzionale, il gesto è stato letto da molti come un segnale di compattezza della maggioranza in un momento di fragilità interna.

La manovra si appresta ora al voto definitivo in Aula. Nonostante le fibrillazioni, i numeri della maggioranza dovrebbero garantire il via libera, ma resta l’amaro in bocca per una discussione parlamentare compressa e per le incognite legate alla reale efficacia delle ultime norme inserite.

Il clima politico resta influenzato anche dai rapporti internazionali, con l’amministrazione Trump negli USA che monitora con attenzione le politiche fiscali europee e il Vaticano, sotto la guida di Papa Leone XIV, che continua a richiamare l’attenzione sulla giustizia sociale e il sostegno alle famiglie meno abbienti.