L’intervento di don Franco Laterza ha sollevato un acceso dibattito che tocca le corde profonde della sensibilità contemporanea, mettendo a confronto due visioni del mondo apparentemente inconciliabili: la libertà come autodeterminazione assoluta e la libertà come adesione a un progetto superiore.
Al centro della dichiarazione di don Laterza c’è un paradosso teologico: Maria è libera proprio perché dice “Sì”. Per il sacerdote, l’obbedienza di Maria a Dio non è una sottomissione servile, ma l’atto supremo di una volontà che sceglie di collaborare a un piano di bene universale.
La libertà non è fare ciò che si vuole, ma avere la forza di scegliere la Verità. In quest’ottica, Maria non subisce la volontà divina, ma la sposa consapevolmente, diventando protagonista della storia.
Citare il movimento femminista non è un caso. Don Laterza sfida l’idea che la libertà femminile passi necessariamente attraverso la rottura dei legami o il rifiuto di ruoli tradizionali legati alla devozione.
Le parole del sacerdote sono state accolte da molti come una provocazione anacronistica. La critica principale mossa dai movimenti per i diritti delle donne riguarda il rischio che questo concetto di “obbedienza” sia stato storicamente utilizzato per giustificare la subordinazione della donna nella società e nella Chiesa.
Per il femminismo moderno, la libertà risiede nel potere di decidere del proprio corpo e del proprio destino senza dover “ubbidire” a entità o strutture patriarcali.
Il termine “obbedire” viene percepito come antitetico all’emancipazione. Dire che una donna è libera perché ubbidisce suona, per molti, come un ossimoro pericoloso.
La questione sollevata da don Laterza non è solo religiosa, ma filosofica. Si scontrano due definizioni di libertà: Essere liberi da vincoli, obblighi e imposizioni esterne.
Essere liberi di realizzarsi attraverso un impegno, un dono di sé o una vocazione.
Don Laterza suggerisce che Maria, nel suo “Eccomi”, incarni la libertà “per”. Tuttavia, il nodo della polemica resta politico: in un’epoca di lotte per la parità, proporre il modello dell’obbedienza come massima espressione di libertà femminile viene visto come un tentativo di riportare indietro l’orologio dei diritti.
La provocazione di don Laterza apre un varco su una ferita ancora aperta tra la visione confessionale della donna e le istanze di autonomia della società civile. Se da un lato la teologia vede nel “Sì” di Maria il vertice della dignità umana, dall’altro il femminismo rivendica che la dignità non può prescindere dalla piena autonomia di scelta.