Mattarella: “Ripugnante il rifiuto della pace di chi si sente più forte”

Nel tradizionale messaggio di fine anno agli italiani, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto un monito severissimo alla comunità internazionale. Ha definito “ripugnante” l’atteggiamento di chi nega la pace confidando esclusivamente nella propria superiorità militare.

Dallo studio alla Vetrata del Quirinale, in un discorso di circa 15 minuti che segna l’inizio dell’anno in cui si celebreranno gli 80 anni della Repubblica, il Capo dello Stato ha messo al centro l’urgenza di un cambio di mentalità globale. La necessità si manifesta di fronte alle tragedie che continuano a insanguinare l’Europa e il Medio Oriente.

Il Presidente ha usato parole di rara durezza per descrivere le sofferenze dei civili. Ha citato esplicitamente i due fronti più caldi del conflitto mondiale “a pezzi”:

Mattarella ha ricordato le abitazioni devastate e la distruzione delle centrali energetiche. Questo fa parte di una strategia volta a lasciare “bambini, anziani e donne al freddo del gelido inverno”.

Il Capo dello Stato ha evocato l’immagine straziante dei neonati che muoiono assiderati tra le macerie della striscia. Ha definito la situazione una “devastazione” che interroga le coscienze di tutti.

“Il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte.”

La pace come “modo di pensare”
Per Mattarella, la pace non è solo l’assenza di guerra. È una vera e propria categoria mentale che deve partire dal quotidiano. Ha esortato a rifiutare la legge del più forte. Questa legge si manifesta non solo nei conflitti internazionali ma anche nelle “faglie profonde” che attraversano le società moderne.

Il Presidente ha rivolto un saluto affettuoso a Papa Leone XIV. Ha citato il suo recente invito durante il Giubileo della Speranza a “disarmare le parole” e a praticare il dialogo contro ogni forma di odio e contrapposizione.

Un messaggio ai giovani e alla nazione
Guardando al 2026, anno dell’ottantesimo anniversario del referendum del 2 giugno 1946, Mattarella ha chiamato a raccolta i giovani. Li ha esortati a essere “esigenti e coraggiosi”, sentendosi responsabili del futuro come lo fu la generazione che ricostruì l’Italia dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale.

Ha ribadito che “nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia” se si mantiene saldo il senso di comunità.

Ha ricordato lo sport come pilastro di crescita e la Costituzione come bussola per superare le disuguaglianze e le violenze. Queste includono quelle inaccettabili sulle donne e il dramma dei suicidi in carcere.
Il discorso si è concluso con un messaggio di fiducia nelle risorse dell’Italia. Il paese è capace di affrontare il “tempo nuovo” nonostante le incertezze di un panorama globale segnato da forze centrifughe e nazionalismi.