Venezuela, ore di apprensione per i familiari di Alberto Trentini

Il cooperante è detenuto a Caracas da oltre 400 giorni.

Si consumano nell’attesa e nell’incertezza le prime ore del 2026 per la famiglia di Alberto Trentini, il cooperante veneziano di 46 anni detenuto nelle carceri venezuelane dal 15 novembre 2024. Nonostante le recenti scarcerazioni di circa cento prigionieri politici avvenute a Natale, il nome di Trentini non è comparso negli elenchi. Questo prolungando un incubo che dura ormai da oltre 400 giorni.

Alberto Trentini, operatore della ONG internazionale Humanity & Inclusion, era stato fermato mentre si spostava da Caracas verso Guasdualito, al confine con la Colombia. Stava partecipando a un progetto a sostegno delle persone con disabilità. Da allora, la sua detenzione nel carcere di El Rodeo I è stata segnata dall’assenza di accuse formali e da un accesso consolare limitato. Solo negli ultimi mesi è stato possibile confermare che l’uomo sarebbe “in buone condizioni”, nonostante il durissimo regime carcerario.

La situazione politica in Venezuela, caratterizzata dalle tensioni post-elettorali dell’estate 2024 sotto il governo di Nicolás Maduro, ha reso il caso di Trentini un complesso nodo diplomatico.

I genitori, Armanda Colusso e Ezio Trentini, non hanno mai smesso di lottare, supportati dall’avvocata Alessandra Ballerini. Recentemente, la madre ha inviato un accorato appello a Papa Leone XIV, chiedendo una mediazione del Vaticano. La speranza è di sbloccare una trattativa che sembra vivere una fase di stallo.

“Non lasciatelo solo,” ha ribadito la famiglia nei giorni scorsi. “Un cooperante partito per aiutare i più vulnerabili si ritrova oggi nella condizione di massima vulnerabilità.”

Mentre a Roma la diplomazia lavora sottotraccia, la società civile si è riunita lo scorso 1° gennaio ad Assisi per una fiaccolata di solidarietà. L’obiettivo è duplice:
Evitare che sul caso cali l’oblio mediatico.
Sollecitare il Governo italiano a trasformare la “prudenza diplomatica” in un’azione risolutiva.
Oltre a Trentini, restano detenuti in Venezuela altri cittadini di origine italiana, tra cui il giornalista Biagio Pilieri. Anche lui è in attesa di un segnale di apertura da parte del regime di Caracas.