L’universo non è un film, è un album di foto sparse.
Immaginiamo che l’universo sia un film: siamo abituati a pensare che ci sia un “regista” con un timer che fa scorrere i fotogrammi uno dopo l’altro.
La scienza dice che il film non esiste. Esistono solo miliardi di fotogrammi (eventi) sparsi sul pavimento. Siamo noi, con il nostro cervello e la nostra memoria, a raccoglierli e a montarli in una sequenza logica per dare loro un senso.
Il tempo non scorre, siamo noi che lo “leggiamo” in una direzione specifica.
Perché ricordiamo il passato e non il futuro? La risposta è nel calore.
Se lanciamo una palla in un mondo senza attrito (senza calore), il tempo non ha direzione: la palla può andare avanti o indietro e le leggi della fisica restano uguali.
Ma se c’è calore, l’energia si disperde e crea disordine (entropia).
Il tempo è come una sfumatura di colore: vediamo il “passato” perché era più ordinato, e il “futuro” perché sarà più disordinato. È una prospettiva sfocata, non una realtà assoluta.
Non esiste un orologio centrale nel cosmo. Ogni cosa ha il proprio “ritmo” di cambiamento.
In montagna il tempo scorre più veloce che in pianura.
Vicino a un buco nero quasi si ferma.
Il tempo è relazione: esiste solo quando due cose interagiscono. Senza interazione, il tempo svanisce.
Potremmo usare una metafora molto potente: “Il tempo è come il panorama che vedi da un treno in corsa”.
Il panorama sembra muoversi (il tempo scorre).
Ma in realtà il panorama è lì, fermo. È il movimento (il cambiamento atomico) che crea l’illusione della velocità.



