L’ombra di una nuova guerra commerciale transatlantica si allunga sui mercati finanziari, scatenando un giorno nero per le borse europee.
Le recenti tensioni tra l’amministrazione statunitense di Donald Trump e l’Unione Europea, alimentate dalla controversa questione della Groenlandia, hanno spinto gli investitori alla fuga verso i beni rifugio, portando l’oro a livelli record mai visti prima.
La seduta di lunedì 19 gennaio 2026 ha visto i principali listini del Vecchio Continente affondare sotto il peso delle minacce di dazi. L’annuncio del Presidente Trump di imporre tariffe del 10% (destinate a salire al 25% entro giugno) contro otto Paesi europei colpevoli di aver inviato contingenti in Groenlandia ha gelato gli operatori.
Parigi (CAC 40): La maglia nera d’Europa con un calo dell’1,78%.
Milano (FTSE MIB): In forte sofferenza, chiude a -1,32% perdendo oltre 14 miliardi di capitalizzazione in una sola giornata.
Francoforte (DAX): Segue a ruota con un ribasso dell’1,34%.
Londra (FTSE 100): Più contenuta ma comunque negativa a -0,39%.
Complessivamente, l’indice Stoxx 600 ha mandato in fumo circa 225 miliardi di euro di capitalizzazione.
I settori sotto attacco: Chip, Auto e Lusso
Il timore di barriere doganali ha colpito duramente i settori più esposti all’export e alle catene di fornitura globali.
Il comparto tecnologico ha risentito delle incertezze sulle forniture e della possibile frammentazione tecnologica globale.
Stm ha lasciato sul terreno il 4,6%, mentre il colosso olandese Asml ha perso il 2,7%.
Il settore auto, già impegnato in una difficile transizione verso l’elettrico, vede nei dazi una minaccia esistenziale ai margini di profitto.
BMW (-4,8%) e Porsche (-4%) sono state le più colpite, seguite da Mercedes (-3,7%) e Volkswagen (-3,3%). Anche Ferrari ha ceduto il 2,7%, risentendo del clima di avversione al rischio.
Il comparto del “bello e ben fatto” europeo teme una contrazione della domanda negli USA, suo mercato chiave.
Crolli per i giganti francesi: LVMH (-3,9%) e Hermès (-3%).
In Italia, pesanti cali per Brunello Cucinelli (-2,7%) e Moncler (-2%).
Mentre le azioni crollano, il metallo giallo brilla. In un clima di profonda incertezza geopolitica e preoccupazioni per l’indipendenza della Federal Reserve, l’oro è diventato il porto sicuro per eccellenza.
“L’oro ha aggiornato i massimi storici toccando quota 4.690 dollari l’oncia. Gli analisti non escludono ormai il raggiungimento della soglia psicologica dei 5.000 dollari entro il trimestre.”
Anche l’argento ha seguito il trend positivo, confermando la ricerca di “hard assets” da parte di investitori preoccupati per la tenuta delle valute tradizionali e del debito pubblico.
Cosa aspettarsi?
Gli occhi sono ora puntati sul vertice d’emergenza dell’Unione Europea previsto per giovedì, dove si discuteranno eventuali contromisure e ritorsioni commerciali su beni americani.
La direttrice del FMI, Kristalina Georgieva, ha avvertito da Davos che una frammentazione economica di questa portata potrebbe frenare drasticamente la crescita globale del 2026.



