C’è un modo di parlare che non ha bisogno di slogan, ma che si affida alla densità delle parole.
Il Cardinale Matteo Maria Zuppi ha scelto questo registro per intervenire sul dibattito relativo al Referendum sulla Giustizia. Non ha pronunciato esplicitamente la parola “No”, ma il suo discorso è risuonato come una difesa strenua, quasi commovente, di quell’equilibrio democratico che tiene insieme il Paese.
Mentre il dibattito pubblico spesso scivola nel tifo da stadio, Zuppi ha riportato la barra al centro: la Costituzione. Quella “più bella del mondo” che, per il Cardinale, non è un pezzo di carta ingiallito, ma un’eredità viva da preservare con cura chirurgica.
Il cuore dell’intervento del Presidente della CEI tocca i nervi scoperti della riforma: la separazione delle carriere e l’assetto del Csm. Temi tecnici, si direbbe, ma che Zuppi rivendica come questioni di interesse per l’intera comunità ecclesiale.
“C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare.”
In queste righe non c’è un’indicazione di voto, c’è una visione del mondo. Zuppi ci ricorda che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura non sono privilegi di casta, ma garanzie per il cittadino. Senza queste, il “giusto processo” diventa un concetto astratto, privo di fondamenta solide.
Oltre lo spirito: la passione civile
In un colpo solo, con la precisione di chi sa che ogni parola pesa come un macigno, il Cardinale ha:
Rafforzato il principio di indipendenza della magistratura.
Blindato lo spirito originale della Carta Costituzionale.
Richiamato i cittadini al dovere civico della partecipazione e del voto consapevole.
Sono parole che grondano passione civile. Eppure, la reazione è prevedibile e, per certi versi, già in atto: il solito coro di chi vorrebbe i pastori confinati nelle sacrestie a occuparsi esclusivamente di anime e incenso. “Pensi allo spirito”, dicono. Come se lo spirito potesse prescindere dalla giustizia e dalla dignità della convivenza umana.
C’è chi, leggendo queste dichiarazioni, prova un senso di profonda gratitudine. In un panorama politico spesso arido, la voce di Zuppi emerge per il coraggio di non essere “comoda”.
Non è un mistero che molti, osservando la sua capacità di leggere il tempo presente con occhi evangelici ma piedi ben piantati nella storia, avrebbero voluto vederlo salire al soglio pontificio.
Anche se la storia ha preso altre strade, la sua guida resta un punto di riferimento imprescindibile per chi crede che difendere la Costituzione sia, in fondo, un modo per prendersi cura del prossimo.