Meloni: un affresco scatena la bufera in Diocesi


Quello che doveva essere un tranquillo restauro conservativo si è trasformato in un caso politico-religioso nazionale.



Al centro della vicenda, un dettaglio che non è sfuggito ai fedeli più attenti: tra le figure celestiali e i volti sacri appena riportati alla luce, è apparso un profilo che somiglia in modo inequivocabile alla premier Giorgia Meloni.

La Chiesa locale ha cercato immediatamente di spegnere l’incendio, manifestando una palese irritazione per quella che viene definita una “coincidenza sfortunata” o, peggio, una scelta estetica del restauratore non concordata.

La nota della Diocesi è stata netta:
“Le istituzioni religiose e i luoghi di culto non devono essere oggetto di strumentalizzazione politica.

Chiediamo rispetto per la sacralità del luogo e per il lavoro di restauro, che ha come unico obiettivo la tutela del patrimonio artistico, non la celebrazione di figure contemporanee.”

La battuta della Premier e l’ira del PD
Non è mancata la reazione della diretta interessata. Con il suo consueto stile diretto, Giorgia Meloni ha cercato di derubricare il caso a una curiosità di cronaca, commentando con un pizzico di ironia: “Non sono un angelo, lo sanno tutti”. Una battuta che però non è servita a placare le polemiche.

Dall’opposizione, infatti, il Partito Democratico è insorto, parlando di un “culto della personalità” che travalica i confini della politica per invadere quelli della fede.

Diversi esponenti dem hanno chiesto chiarimenti, sospettando che dietro il “volto somigliante” ci sia un eccesso di zelo da parte di committenze vicine al governo o un tentativo di “marcare il territorio” anche sulle pareti delle chiese.

Il mistero del restauratore resta dunque aperto: si è trattato di un omaggio inconscio, di una provocazione artistica o di una semplice somiglianza fortuita? In attesa di capire se il volto verrà “ritoccato” per stemperare le tensioni, la chiesa rimane sotto i riflettori di tutta Italia.