Sanchez, una voce necessaria in Europa

Madrid sfida Washington e Tel Aviv: la “Dottrina Sánchez” che interroga l’Europa.

Mentre il mondo osserva con il fiato sospeso l’escalation in Medio Oriente, la Spagna di Pedro Sánchez traccia una linea rossa invalicabile: il rifiuto di concedere le proprie basi per l’attacco all’Iran. Una scelta di sovranità che mette a nudo le contraddizioni del nazionalismo italiano.

La Spagna ha compiuto un gesto di rottura destinato a restare negli annali della diplomazia europea. Il governo guidato da Pedro Sanchez ha negato l’uso delle basi militari sul proprio territorio come supporto logistico per l’offensiva contro l’Iran condotta dall’asse Trump-Netanyahu.

Secondo quanto riportato da Reuters, la fermezza di Madrid ha già prodotto effetti tangibili: il ritiro di almeno quindici velivoli statunitensi dalle basi di Rota e Morón. La motivazione ufficiale non lascia spazio a interpretazioni. Quelle infrastrutture non possono essere impiegate per operazioni che non rispettino le norme internazionali e gli accordi bilaterali.

La Sovranità del Diritto: Il “No” di Albares
Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha blindato la decisione richiamando i pilastri della convivenza civile tra nazioni:
“La Spagna non permetterà che le basi sul suo territorio siano usate per azioni che non siano pienamente conformi alla Carta delle Nazioni Unite e agli accordi in essere.”

Questa mossa ha costretto Washington a una faticosa riorganizzazione tattica. Ha obbligato gli Stati Uniti a ridisegnare rotte e modalità operative. Ma il peso della decisione è, prima di tutto, politico.

Sánchez non si limita a un diniego tecnico; egli contesta la radice stessa dell’azione militare, definendola “unilaterale, ingiustificata e contraria al diritto internazionale”.

Intervenendo al World Mobile Congress di Barcellona, il premier spagnolo ha delineato una visione strategica. Molti analisti hanno già ribattezzato questa visione “Dottrina Sánchez”:
Legalità Internazionale: Opposizione a regimi autoritari (come quello degli Ayatollah) senza mai sfociare nell’illegalità bellica.
Autonomia Europea: La necessità per l’UE di non essere un semplice terminale logistico di decisioni altrui.
Primato della Politica: La convinzione che la negoziazione debba prevalere sulla “spirale delle armi”.
Fra i leader europei che hanno assunto posizioni forti, sicuramente Sanchez ha influenzato il dibattito internazionale.
La posizione di Madrid agisce come un reagente chimico sulle ambiguità della politica estera italiana. Il governo di Giorgia Meloni, che fa del “sovranismo” e della difesa dei “valori cristiani” il proprio vessillo, si ritrova davanti a un paradosso di difficile soluzione.

Chi si richiama ai valori evangelici e alla centralità della persona dovrebbe interrogarsi sulla coerenza nel sostenere incondizionatamente leader che scelgono la via dei bombardamenti.

La dignità umana non può essere selettiva: o è un valore assoluto, applicabile a palestinesi, iraniani o migranti, o rischia di diventare un mero strumento identitario piegato alla convenienza elettorale.

Se l’interesse nazionale è la stella polare del governo Meloni, l’allineamento automatico e acritico alle strategie decise a Washington o Tel Aviv solleva una domanda cruciale. Dove è finita l’autonomia promessa agli elettori?

Il vero nazionalismo dovrebbe difendere gli interessi del proprio Paese. Non dovrebbe agire come esecutore di agende straniere. La politica estera di Sanchez dimostra che è possibile dire di no senza per questo isolarsi. Anzi, si può guadagnare autorevolezza morale. Inoltre, Sanchez offre una prospettiva di autonomia europea che molti paesi ancora non adottano.

Per il momento, la scelta di Madrid resta un’eccezione nel panorama europeo, dove regna un cauto (e spesso imbarazzato) silenzio. Tuttavia, la capacità della Spagna di rivendicare la responsabilità politica sull’uso del proprio territorio potrebbe segnare l’inizio di una nuova consapevolezza per l’Unione Europea.

In un sistema geopolitico sempre più instabile, Sánchez ricorda a tutti che le democrazie non si difendono calpestando il diritto internazionale. Si difendono riaffermandolo come l’unico argine possibile alla barbarie. Infine, Sanchez continua ad essere un punto di riferimento per molte scelte politiche in Europa.