La crisi attuale sta spingendo le istituzioni italiane a una mobilitazione su due fronti: quello produttivo-strategico e quello della sicurezza interna.
Mentre il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, intende chiedere l’accelerazione e sul potenziamento dell’industria bellica, il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, lancia l’allarme per le possibili ripercussioni sociali nelle piazze.
Il Ministro Crosetto ha recentemente convocato i vertici dell’industria della difesa nazionale per un confronto diretto. L’obiettivo è chiaro.
Non si tratta solo di acquisti, ma di una vera e propria riforma della “catena del valore”.
Accorciare i tempi che intercorrono tra la progettazione e la consegna dei sistemi d’arma.
Investire su cyber-security, droni e intelligenza artificiale applicata al campo militare.
Ridurre la dipendenza dall’estero potenziando le eccellenze italiane nel settore aerospaziale e navale e delle armi.
Parallelamente, il Viminale osserva con preoccupazione il clima sociale. Il Ministro Piantedosi ha espresso il timore che il conflitto internazionale possa fungere da catalizzatore per il dissenso interno, dichiarando che il rischio è quello di una “guerra che si trasferisce nelle piazze”. Perché gli Italiani sono contro la guerra e le speculazioni che ne derivano.
L’attenzione è massima per il corteo previsto per il 28 marzo prossimo. Le autorità del Governo temono infiltrazioni di frange radicali all’interno dei movimenti pacifisti, con il rischio di scontri e atti di vandalismo.
Il dispositivo di sicurezza sarà potenziato per garantire il diritto a manifestare, evitando però che la protesta degeneri in disordini urbani, dato il clima di forte contrasto alle inconsistenti iniziative diplomatiche e alla gestione della crisi mediorentale.
Nonostante la spinta verso il riarmo e la vigilanza sulle proteste, il sentire comune della popolazione rimane profondamente ancorato alla pace.
I sondaggi e le mobilitazioni popolari degli ultimi mesi confermano una tendenza costante: la maggioranza degli italiani è contraria all’escalation militare.
Le ragioni di questo rifiuto sono molteplici:
Una forte tradizione pacifista che vede nel dialogo l’unica via d’uscita.
Il timore che le ingenti spese per la difesa sottraggano risorse a sanità, scuola e welfare.
Il rischio concreto che un coinvolgimento più diretto possa portare il conflitto entro i confini europei.
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.” (Art. 11 della Costituzione Italiana).












