Mentre i riflettori del mondo sono puntati sulle esplosioni nei cieli del Medio Oriente e sulle manovre militari nel Golfo Persico, una lettura più profonda degli eventi suggerisce che la guerra in Iran non sia che un capitolo di un conflitto molto più vasto.
L’Iran rappresenta oggi il “fronte avanzato” di una contesa dove il vero avversario strategico non è a Teheran, ma a Pechino.
Per comprendere perché l’Iran sia così vitale, bisogna guardare alle rotte del petrolio. La Cina è il più grande importatore di greggio al mondo e l’Iran è stato per anni uno dei suoi fornitori più affidabili. Infatti, spesso ha sfidato le sanzioni occidentali.
Colpire l’Iran, o destabilizzarne il regime, significa per gli Stati Uniti stringere un cappio energetico attorno al collo della potenza asiatica. Senza il flusso costante garantito da Teheran, la macchina industriale cinese diventerebbe vulnerabile. Di conseguenza, Pechino sarebbe costretta a rinegoziare la sua intera strategia di sicurezza.
L’Iran non è solo petrolio; è geografia. Infatti, il Paese occupa una posizione centrale nella Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta) di Xi Jinping. Inoltre, è il ponte naturale che collega l’Asia centrale all’Europa e al Medio Oriente.
Un Iran sotto influenza occidentale, o immerso nel caos di una guerra civile, interromperebbe i piani cinesi di creare rotte commerciali terrestri alternative a quelle marittime. Queste ultime sono controllate dalla marina statunitense. In questo senso, la guerra in Iran è una guerra logistica per impedire alla Cina di diventare l’egemone dell’Eurasia.
Nella dottrina del Pentagono, l’Iran è considerato il partner più debole di un “asse” che comprende anche Russia e Cina. Colpire l’anello iraniano serve a testare le tecnologie. Inoltre, serve a esaurire le scorte di difesa cinesi. Pechino è costretta a fornire tali scorte a Teheran sotto forma di tecnologia satellitare e militare. In più, serve a osservare come reagisce il “Dragone” quando un suo alleato strategico viene messo alle strette.
La Cina: l’unico vero “Peer Competitor”
Mentre l’Iran rappresenta una minaccia regionale e ideologica, la Cina è l’unica potenza in grado di sfidare il primato tecnologico, economico e militare degli Stati Uniti su scala globale.
La strategia di Washington sembra dunque essere quella di “ripulire il campo” dai potenziali alleati di Pechino. Questo avviene prima che il confronto diretto diventi inevitabile.
La guerra in Iran, dunque, non riguarda solo il nucleare o i diritti civili, ma è il segnale che la “Pax Americana” sta cercando di contenere l’ascesa di un nuovo ordine multipolare.
Il reale avversario è la Cina; l’Iran è solo il terreno su cui si sta giocando la prima, drammatica partita per il dominio del XXI secolo. Chi controlla l’Iran, controlla l’energia; chi controlla l’energia, condiziona il futuro della Cina.