Le parole di Massimo Cacciari, ospite di Massimo Giletti a Lo Stato delle cose, non sono una semplice analisi politica: sono un’elegia funebre per il ruolo diplomatico del Vecchio Continente.
Mentre il Medio Oriente brucia e l’asse Usa-Israele si scontra con l’Iran, la riflessione del filosofo scuote le coscienze su un punto fondamentale: l’assuefazione alla catastrofe.
Cacciari denuncia un fenomeno psicologico collettivo inquietante: la normalizzazione del conflitto.
Nonostante ci si trovi, secondo il filosofo, alla vigilia di uno scontro globale, l’opinione pubblica e la politica sembrano aver metabolizzato la guerra come un rumore di fondo ineluttabile.
In un mondo che ha smarrito le regole internazionali, vince la legge del più forte.
Non esistono più figure o istituzioni capaci di mediare; la diplomazia è stata sostituita dalla pura potenza cinetica.
L’affondo più duro riguarda lo stato di salute dell’Unione Europea. Cacciari descrive un continente “decrepito”, non solo anagraficamente, ma soprattutto politicamente e spiritualmente.
Sulle grandi crisi (Iran, Ucraina, Gaza), l’Europa non agisce come soggetto autonomo, ma come riflesso delle decisioni prese altrove.
Senza “utopie” e senza “speranze”, l’Europa si limita a gestire l’esistente. Infatti è incapace di produrre un’idea di futuro che non sia la mera conservazione del presente.
Mentre il mondo trema, il dibattito politico italiano appare a Cacciari come una distrazione provinciale.
La critica non risparmia nessuno:
“Cosa vuole che me ne freghi dello scontro tra Conte e Tajani…”
Questa frase riassume il divario tra la magnitudo degli eventi globali e la piccolezza della dialettica quotidiana. Secondo Cacciari, chiunque governi in Italia si trova oggi a gestire una barca senza timone in un oceano in tempesta. In questo scenario, le decisioni vere vengono prese sopra la testa dei governi nazionali.
Verso lo Scontro Usa-Israele e Iran
Il cuore della crisi attuale risiede nel quadrante mediorientale.
La posizione di Cacciari evidenzia come l’incapacità europea di porsi come “terzo polo” mediatore lasci il campo libero a una escalation bipolare. Ciò potrebbe sfociare in un conflitto senza ritorno.
Il monito di Cacciari è un invito a uscire dal letargo. Se l’Europa non ritrova la forza di esprimere una propria identità politica e diplomatica, rimarrà soltanto una periferia di lusso. In questo mondo saranno i nuovi (e vecchi) imperi a dominare.
La “bomba” è innescata: il tempo delle piccole polemiche è finito, quello della responsabilità storica è già iniziato.














