Pontida: Urla contro Salvini ” Togliti la camicia verde”

Addio al Senatur: Pontida si stringe attorno a Umberto Bossi, ma esplode la rabbia contro la Lega di Salvini.

passatopasso-e-l-incertezza-del-futuro-l-uscita-di-scena-dell-ultimo-grande-patriarca-della-politica-italiana-della-seconda-repubblica-lascia-un-vuoto-di-leadership-morale-che-a-giudicare-dalle-reazioni-di-pontida-sara-difficile-da-colmare-senza-un-ritorno-alle-radici-territoriali”>Il pratone di Pontida, luogo simbolo dei raduni della Lega Nord, si è trasformato oggi nel teatro di un addio carico di commozione. Allo stesso tempo, si è rivelato il luogo di una profonda frattura politica.

Diverse centinaia di militanti della “vecchia guardia” si sono radunati per l’ultimo saluto a Umberto Bossi, fondatore del movimento e figura iconica dell’autonomismo settentrionale.

La piazza è tornata a colorarsi di verde, con bandiere del Sole delle Alpi, fazzoletti e camicie d’ordinanza. Questi richiami ricordano gli anni d’oro della militanza bossiana. L’atmosfera, inizialmente segnata dal silenzio rispettoso per la scomparsa del “Senatur”, è stata rotta dall’arrivo dei vertici attuali e passati del partito.

Applausi per i Governatori: Accoglienza calorosa per Luca Zaia e Attilio Fontana. Questi sono visti dalla folla come i continuatori della linea pragmatica e territoriale del fondatore.

L’affondo di Castelli: Roberto Castelli, ex Ministro della Giustizia e fedelissimo di Bossi, non ha usato mezzi termini ai microfoni della stampa: “La sua eredità è stata tradita. Oggi siamo qui per onorare un uomo, ma la Lega che conoscevamo non esiste più”.

Il momento di massima tensione si è verificato con l’arrivo della delegazione guidata da Matteo Salvini. Parte della folla ha accolto il segretario federale con fischi e cori di contestazione. In questo modo, ha palesato un malumore che covava da tempo sotto la cenere del “partito nazionale”. “Vergogna! Molla la camicia verde, non ti appartiene più!”

Queste sono le grida che hanno accompagnato l’ingresso dei vertici leghisti. Il tutto ha segnato una distanza netta tra la base storica legata al sindacato del Nord e l’attuale corso politico sovranista. I contestatori accusano l’attuale leadership di aver snaturato il progetto originario di Bossi. Secondo loro, lo hanno fatto in favore di una strategia elettorale che ha progressivamente abbandonato il tema dell’autonomia e del federalismo spinto.

Mentre la salma di Umberto Bossi lasciava la piazza tra gli applausi scroscianti e il canto del “Va, pensiero”, è apparso chiaro che i funerali non sono stati solo il momento del lutto. Infatti, sono stati il punto di non ritorno per un movimento che oggi appare diviso tra la nostalgia del passato e l’incertezza del futuro.

L’uscita di scena dell’ultimo grande patriarca della politica italiana della Seconda Repubblica lascia un vuoto di leadership morale. A giudicare dalle reazioni di Pontida, sarà difficile da colmare senza un ritorno alle radici territoriali.