Ci sono alcune assenze che hanno più peso e valore di alcune presenze.
Ci tengono legati ad un passato che si fa fatica a dimenticare e che influenza la propria quotidianità, anche nelle cose che sembrano superflue come certi profumi e canzoni che la mente mantiene vive. È ciò che si ritrovano a sperimentare i personaggi del nuovo romanzo diamante dello scrittore e giornalista Aldo Boraschi, edito da Altre Voci.
Due solitudini che si intrecciano
Diamante è una giovane donna la cui vita è segnata dall’attesa di un ritorno che stenta a concretizzarsi ma nei confronti del quale nonostante la vita le ha fatto provare sulla sua pelle una grande perdita, come la morte del padre coinvolto in un attentato terroristico, lei non ha mai smesso di sperare. Kilian invece è un italiano che si è trasferito a Caracas per tentare di dimenticare le sue radici e la sua famiglia, cucendosi addosso una nuova identità e creandosi con immensa fatica una nuova esistenza.
Apparentemente i due sembrano non avere in comune nulla. Le loro vite invece sono intersecate e il lettore lo scoprirà leggendo con vivo interesse e partecipazione una pagina dopo l’altra in un crescendo di mistero e rivelazioni che rendono la narrazione brillante e degna di nota.
Diamante cerca di fare pace con il suo passato e perdonare chi non ha scelto di restare per andare via. Killian invece ogni giorno cerca di lottare con il senso di colpa per avere abbandonato la sua famiglia e poi con il senso di nostalgia che lo lega a persone e luoghi che si fa fatica a dimenticare e che spia sui social.
Non si può scappare dalle proprie radici
Con questo romanzo Aldo Boraschi ci fa riflettere su quanto più cerchiamo di raggirare e scappare dal passato e dalle situazioni irrisolte e più quest’ultime continuano a bussare alla porta della mente e soprattutto dell’anima che non si accontenta di sopravvivere. Il passato diventa una presenza indesiderata e a volte anche confortante perché ci ricorda quali sono le nostre vere origini e radici grazie alle quali siamo quello che siamo diventati nel presente.
La storia di Diamante ci insegna che certe “assenze presenti” si cibano di momenti mancati e parole non dette. Fanno parte del nostro bagaglio esistenziale e ci chiedono di essere metabolizzate e accettate per quello che sono.
“Il mondo è tondo davvero e gira e gira e riporta tutto a galla. Anche le cose che vuoi dimenticare”: scrive Boraschi in Diamante e ci fa riflettere su quanto passato e presente siano circolari, come l’inizio e la fine di qualcosa.
Personaggi che rimangono impressi
Diamante e Killian sono due personaggi che rimangono impressi perché come l’intero corollario che ha creato Boraschi in questo romanzo sono persone ben delineate psicologicamente. Di essi emergono le loro crepe, fragilità, pregi, difetti, solitudine. Sono espressione veritiera delle innumerevoli sfaccettature dell’essere umano. Sono personaggi straordinari nel loro ordinario, nel loro modo di condurre le proprie esistenze imperfette in cui ciò che non c’è e non resta sprona ad evolversi e diventare persone migliori.
La narrazione è caratterizzata da dialoghi che rendono la trama ammaliante invitando il lettore a scavare a fondo e in profondità in essa. I Una lettura consigliata a chi ama le storie che sanno stupire e che fanno stare incollati alle loro pagine per non volersene distaccare più.